Auto, si apre nuovo fronte dazi: arenati colloqui Usa-UE

30 Maggio 2019, di Alessandra Caparello

Dieci mesi dopo che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e il numero uno della Commissione Europea Jean Claude Juncker hanno deciso una tregua per spianare la strada ai negoziati, proprio questi colloqui rischiano di inciampare aprendo un nuovo fronte della guerra commerciale.

Come riporta Bloomberg, i funzionari europei hanno accusato l’amministrazione Trump di aver avuto poco tempo per affrontare la questione.

Abbiamo ancora bisogno di tempo, prima di poter far partire formalmente il negoziato con gli Stati Uniti.

Così la commissaria Ue per il Commercio, Cecilia Malmstrom, a conclusione dell’incontro con il Rappresentante Usa per i negoziati commerciali, Robert Lightizer, che si è svolto nei giorni scorsi. Trump ha annunciato che posticiperà fino a sei mesi, 180 giorni, la decisione relativa ai dazi sulle auto importate al 25 per l’Unione europea e Giappone. Come ha chiarito durante il suo recente viaggio in Giappone, Trump è ansioso di vedere la conclusione di alcuni accordi in maniera rapida in vista della sua rielezione nel 2020.

Con il Giappone potrebbe avere un po’ di fortuna visto che i bene informati dicono che un accordo potrà essere raggiunto entro la fine dell’anno, con i negoziati che dovrebbero accelerare dopo le elezioni del Senato in Giappone a luglio.

Difficile l’accordo tra Usa e Ue: ecco i motivi

Per l’Europa, tuttavia, i segnali sono più inquietanti. La scadenza della decisione sulle tariffe auto arriverà proprio quando una nuova Commissione Europea subentrerà a quella guidata da Juncker che ha governato negli ultimi cinque anni. Inoltre, Germania e Francia, le due potenze dell’UE, sembrano avere idee sempre più distanti in merito alla direzione economica in cui vogliono portare l’Europa.

Il francese Emanuel Macron ha guidato alcuni Stati membri dell’UE la resistenza agli sforzi degli Stati Uniti per includere l’agricoltura in qualsiasi discussione, anche se molti a Washington, compreso il presidente della Commissione Finanze del Senato Chuck Grassley, hanno detto che qualsiasi accordo che non includa l’agricoltura non sarebbe stato approvato dal Congresso. La Germania, che nel 2018 ha esportato 27,2 miliardi di euro (41,8 miliardi di dollari) di automobili e parti di auto, è più preoccupata per la minaccia di Trump delle tariffe automobilistiche piuttosto che proteggere gli interessi agricoli dell’Europa.

Certo che le tariffe automobilistiche americane finirebbero per avere conseguenze anche in patria, dove General Motors e Ford si oppongono potendo creare un bel grattacapo per Trump in vista delle elezioni del 2020 visto che in stati chiave come la Carolina del Sud è sede di importanti case automobilistiche europee come BMW e Volvo. Come riporta Heather Conley, esperto del Center for Strategic and International Studies afferma:

Le tariffe si ripercuoteranno molto dolorosamente sui lavoratori americani e sull’economia americana tanto quanto l‘economia europea ma è una scelta e certamente potrebbe essere una scelta dolorosa”.