Economia

Austerity, seconda fase: si ribella la classe media

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ROMA (WSI) – L’assalto dei dipendenti di Air France contro i dirigenti della stessa compagnia francese – con il vice direttore esecutivo delle Risorse Umane, Xavier Broseta, fuggito a torso nudo e costretto a scalare una barricata per salvarsi dalla furia della gente, e il direttore Pierre Plissonier ‘denudato’ anch’esso – può essere interpretato – e lo è stato – in diversi modi. Per alcuni è la prova del fallimento del capitalismo, per altri è il risultato naturale di una forbice tra i poteri forti – banchieri, manager, politici – e gente comune, semplici lavoratori, che si allarga sempre di più.

Una cosa è certa: ovunque in Europa sta crescendo il successo di movimenti che auspicano una ribellione dei cittadini contro le misure di austerity: misure che non si sono solo tradotte in un balzo della pressione fiscale, ma che hanno anche costretto – e lo fanno tuttora – diverse aziende a scegliere la strada dei licenziamenti per sopravvivere.

La rabbia contro un sistema che si sta accartocciando su stesso per colpa di maxi licenziamenti e imposizione di tasse non è certo una prerogativa francese. Anche in Germania, paese spesso considerato come modello di cooperazione tra lavoratori, datori di lavoro e Stato, i dipendenti di diverse categorie, da quella dei piloti a quella delle poste, sono sbottati e hanno deciso di scioperare quest’anno.

E anche i giovani dottori del Regno Unito (che non fa parte dell’Eurozona, ma comunque appartiene sempre all’Europa) stanno preparando una grande protesta a Londra, per il prossimo fine settimana, valutando l’opzione di ricorrere allo sciopero, dopo che il governo ha annunciato modifiche ai loro contratti.

E’ la rivolta della classe media, forse più temibile, in quanto se i più poveri spesso, impegnati ogni giorno nella lotta per la sopravvivenza, spesso decidono di ignorare la politica, gli appartenenti alla classe media hanno maggiore voce in capitolo e partecipano più attivamente alla politica.

Serpeggia ovunque una forte frustrazione contro un’Europa che ha continuato a tartassare i suoi cittadini in modo incessante: al panico degli anni 2010-2013, si è andata a sostituire la rabbia del popolo, tanto che la proposta di tagliare i compensi ai giovani dottori britannici si è tradotta in una vera e propria furia e in continui attacchi piuttosto espliciti sui social network.