Aste immobiliari bloccate dal Cura Italia: le conseguenze

16 Luglio 2020, di Redazione Wall Street Italia

di Ettore Minelli

L’intervento del governo per tutelare gli occupanti debitori rischia di essere un boomerang a fronte di una riduzione del valore degli immobili

Vi è mai capitato di compiere un’azione a fin di bene poi rivelatasi nei fatti un male ovvero un boomerang di negatività? È quello che sta succedendo nell’ambito delle Aste Giudiziarie immobiliari a seguito dell’approvazione del dl Cura Italia, recentemente convertito in Legge, che sta portando gravi problemi sia alle banche sia ai debitori inadempienti.

Con 204,632 unità immobiliari vendute nel 2019, di cui 70% residenziali, con un valore pari a 28,5 miliardi di euro, il mercato delle aste giudiziarie ha un’importanza fondamentale per gli smobilizzi dei crediti deteriorati detenuti dalle banche. Banca Ifis stima che nel primo trimestre 2020 il valore degli NPE in Italia ammonta a 325 mld di euro, con un aumento stimato per fine di quest’anno del +7%, equivalente a circa 23 mld in più, arrivando a raggiungere 351 mld di euro, cifra ultima volta toccata nel 2017.

Fino a 80mila immobili bloccati

È anche stretto e dimostrato il legame che intercorre tra certezza di recupero del credito non esigibile in tempi brevi da parte delle banche e loro velocità nella erogazione dei crediti. Con la sospensione delle aste giudiziarie per 6 mesi fino al 30 ottobre 2020, a seguito della pandemia che ha interessato il nostro Paese a partire dal marzo, si stima venga bloccata la vendita di circa 80k di immobili.

Vi è il rischio concreto che le banche fatichino ad erogare in tempi brevi nuovi prestiti alle imprese e alle famiglie, bisognose ora più che mai, considerando la crisi di liquidità causata dal coronavirus. Queste lentezze si sono evidenziate dai dati raccolti dalla Commissione  parlamentare di inchiesta sul sistema bancario che dimostrava come solo la metà delle richieste di prestito fino a 25 mila euro, soldi garantiti peraltro dal Governo, siano state effettivamente soddisfatte.

Valore dell’immobile a rischio riduzione

La sospensione delle aste non incide negativamente solo sulle banche e, conseguentemente, sulle imprese, ma anche su coloro che il Decreto Cura Italia si prefiggeva di tutelare: i debitori. Se infatti l’interruzione momentanea degli incanti immobiliari permette agli occupanti debitori di rimanere nelle proprie abitazioni per altri 6 mesi, non consente tuttavia di estinguere soddisfacentemente i debiti accumulati in capo agli esecutati che si ritrovano con un prolungamento dell’agonia, causata dall’espropriazione e con il rischio di vedere la propria abitazione venduta ad un prezzo di gran lunga inferiore rispetto al valore di mercato libero.

Nel 2019 i lotti venduti in asta hanno infatti avuto una svalutazione media del 29% per un valore di circa 3.4 mld di euro. A questa svalutazione intrinseca degli immobili in asta si sommano poi quest’anno le conseguenze del Coronavirus, secondo l’Istituto “Scenari immobiliari” i prezzi delle case appartenenti al mercato libero subiranno una decrescita del -2.1% nel 2020 e del -4.2% nel 2021, portando così il valore degli immobili all’incanto ancora più in basso. Già nel primo semestre 2020 viene segnato un -29.2% di crollo nelle compravendite immobiliari sul mercato libero.

Il paradosso è dunque evidente, il Governo ha adottato questo provvedimento per non rendere impopolare la propria azione di garanzia della legge in tema di esecuzioni immobiliari, non considerando però le gravi conseguenze che questa decisione potesse portare: maggiori sofferenze nel settore bancario, prestiti più lenti per le imprese in disperato bisogno di liquidità, debitori a rischio di non saldare completamente i propri debiti a causa della svalutazione dei propri immobili.