Assicurazioni, come possono diventare più digitali?

18 Novembre 2022, di Giulia Schiro

La digitalizzazione ha investito il mondo delle assicurazioni, ma sono ancora troppe le sfide che ne rallentano una completa adozione: è quanto emerge dall’indagine “Broker Tech: Intermediari Assicurativi proiettati al futuro”, realizzata da IIA – Italian Insurtech Association e EY, con la collaborazione di Wide Group, e con il patrocinio di Aiba (Associazione Italiana Broker di Assicurazioni), che ha interpellato oltre 100 intermediari, coinvolgendo sia broker che agenti di assicurazione mono e plurimandatari, sul livello di digitalizzazione del loro business.

L’indagine evidenzia come nell’ultimo anno sia nettamente migliorata l’adozione dei canali di vendita online da parte delle assicurazioni: se nel 2021 l’80% del campione dichiarava di non disporre né di una app, né di un sito web come vetrina digitale per la vendita di coperture online, secondo la nuova ricerca “solo” il 46% del campione dichiara di non avere canali di vendita online e di non prevederne lo sviluppo. Il 30% degli intervistati ha invece risposto che, pur non disponendo al momento di nessun sito o app, è in atto una fase di valutazione dell’introduzione di questi strumenti. Si tratta di un cambio di paradigma molto importante per il comparto, che in soli 12 mesi è passato da una fase di “indifferenza” nei confronti dei canali digitali di vendita alla consapevolezza del loro potenziale sino all’adozione. Sulla scia di questo “slancio” e considerando che, negli ultimi 30 mesi, l’Italia ha investito in insurtech 510 milioni, l’IIA ha stimato che gli investimenti italiani in insurtech (startup, progetti interni, collaborazioni con startup) raggiungeranno quota 1 miliardo di euro nel 2023.

Assicurazioni ancora indietro sul fronte della digitalizzazione

“I dati mostrano finalmente una forte apertura da parte del mercato a processi di digitalizzazione, fondamentali per andare incontro a un consumatore sempre più digitalizzato. Ricordiamo infatti che, secondo le nostre stime, entro il 2030 l’82% dei consumatori di servizi assicurativi sarà digitale”, ha spiegato Simone Ranucci Brandimarte, presidente di IIA, che ha aggiunto: “appare tuttavia chiaro che le compagnie assicurative siano chiamate a orientare i propri sforzi nella cooperazione e integrazione con l’universo insurtech, intermediari in primis. Al tempo stesso bisogna lavorare per incentivare l’adozione di strumenti tecnologici da parte di tutto il comparto. Nel settore vige ancora un profondo divario di competenze, soprattutto per quanto riguarda le competenze informatiche di base, come la gestione e analisi dei dati. Competenze che le big tech potrebbero sfruttare per monopolizzare il mercato, come successo in altri contesti”.

Infatti, secondo i dati raccolti da EY e IIA relativi al primo semestre 2022, l’81% degli intervistati vede una rilevanza crescente delle competenze tecniche e digitali (era il 55% nel 2021), ma il 71% di loro ritiene di avere mancanze nelle proprie competenze tecniche e digitali, con il 53% di loro che si ritiene “molto” preoccupato e con l’82% che auspica a maggior formazione nei prossimi 12 mesi.

“Si riscontra oggi tra gli operatori di settore una sempre maggior consapevolezza dei benefici derivanti dall’utilizzo di strumenti digitali, tanto che il 97% degli intervistati ha affermato di servirsi di almeno uno di questi a supporto della propria attività professionale”, ha affermato Marco Concordati, partner insurance di EY, che ha aggiunto: “come confermato da oltre la metà degli intervistati (64%), la principale opportunità derivante dal processo di digitalizzazione del mondo assicurativo risiede nella capacità della tecnologia di supportare il lavoro manuale degli intermediari. Utilizzando nuove tecnologie e strumenti avanzati per automatizzare i processi più standardizzabili è possibile infatti ridurre il carico amministrativo e liberare risorse professionali per concentrarsi sull’attività consulenziale e commerciale”. Dunque, sebbene confrontando i dati di quest’ultima indagine con quelli prodotti nel 2021 si possano registrare evidenti margini di miglioramento, molte sono ancora le sfide da affrontare secondo gli intervistati.

Assicurazioni: per colmare il gap tecnologico intermediari e compagnie devono correre assieme

Per il 53% del campione, infatti, una delle sfide primarie da risolvere legate alla tecnologia riguarda l’integrazione con i sistemi delle compagnie partner e il 37% vede inoltre gli strumenti forniti dalle compagnie non adeguati ai loro scopi (solo il 4% ritiene che ci sia un completo allineamento tra il proprio livello di digitalizzazione e automazione e quello della compagnia mandante). Inoltre, quasi la metà dei rispondenti (43%) dichiara di non disporre di adeguate risorse economiche da investire nell’abilitazione e/o nel rinnovamento tecnologico. A questo si aggiunge la mancanza di risorse finanziarie da investire nello sviluppo tecnologico, per il 19% del campione. Sembra quindi che, oltre alle barriere economiche che ostacolano l’approvvigionamento di tecnologie sempre più all’avanguardia, la maggior parte degli intervistati individui nel rapporto con le compagnie assicurative la sfida più importante da gestire e superare negli anni a venire.

Robo-insurance advisor: da minaccia a opportunità

Quanto ai timori che la macchina possa sostituire l’uomo, il 100% degli intervistati non percepisce i robo insurance advisor come una minaccia ma piuttosto come un mero supporto per i consulenti, capace di accelerare azioni ripetitive e a basso valore aggiunto.

In particolare, la ricerca mostra come la percezione del rischio di disintermediazione da parte dell’online e degli strumenti digitali non preoccupi il 56% degli intermediari intervistati, che anzi confermano una percezione particolarmente positiva in merito ai benefici apportati all’interno del processo assicurativo e sono fiduciosi circa le prospettive future di questo scenario. Rimane un 44% di intermediari scettici in merito all’affermarsi di realtà che operano esclusivamente su canali online. Se per prodotti semplici e standardizzati questo modello completamente disintermediato potrebbe funzionare, per prodotti più personalizzati il ruolo del consulente assicurativo nell’identificazione dei bisogni del cliente rimane centrale.

Il ruolo fiduciario del consulente assicurativo rimane centrale

Crediamo che sia importante coniugare la possibilità di crescita professionale che l’insurtech oggi fornisce con gli investimenti per mantenere ancora centrale il ruolo fiduciario del consulente, legato alle sue capacità di relazione, di competenza nella proposta e di personale affidabilità”, ha dichiarato Matteo Barbini, cofondatore e managing partner di Wide Group. In conclusione, sebbene si stia affermando, in maniera sempre più prominente, l’importanza della digitalizzazione e dell’automazione nel settore delle assicurazioni, dallo studio condotto è emerso come le competenze umane continuino a rappresentare un elemento imprescindibile per svolgere con successo la professione di broker. “La sfida principale per gli intermediari è quella di integrarsi con le compagnie con cui collaborano. La mancanza dell’integrazione delle assicurazioni con gli operatori dell’universo insurtech potrebbe spingere operatori indipendenti ad aggregarsi tra loro, non solo per beneficiare di una razionalizzazione dei costi, ma anche per ridurre gli impatti legislativi previsti dalla normativa Dora (Digital Resilience Operation Act)he obbligano gli intermediari a dotarsi di infrastrutture tecnologiche adeguate a garantire la continuità di servizi”, ha concluso Barbini.