Assange: “Questa è l’ultima generazione libera”

25 Settembre 2018, di Alberto Battaglia

“La generazione nata in questo momento è l’ultima generazione libera”: lo ha detto il fondatore di WikiLeaks, Julian Assange, nell’ultima intervista rilasciata prima che i suoi contatti con il mondo esterno venissero tagliati dall’ambasciata ecuadoriana presso la quale è rifugiato.

“Dal momento in cui nasci, sei immediatamente, o entro un anno, conosciuto a livello globale. La tua identità in una forma o nell’altra – o perché i tuoi genitori idioti piazzano il tuo nome e le foto su Facebook o come risultato delle domande di assicurazione o di passaporto – è nota a tutte le principali potenze mondiali”, ha detto Assange al World Ethical Data Forum, che ha diffuso la lunga videointervista (in basso).

Secondo il fondatore di WikiLeaks il punto di svolta nella libertà, in negativo, si concretizzerà nel momento in cui l’intelligenza artificiale verrà utilizzata per raccogliere e processare i dati personali sparsi su Internet – e per automatizzare anche gli attacchi informatici.

“È un cambiamento economico davvero molto importante. Significa prendere il modello del capitalismo di sorveglianza e trasformarlo in un modello che non ha ancora un nome, un ‘modello di intelligenza artificiale’. Che è usare questo vasto serbatoio [di dati] per addestrare Intelligenze Artificiali di vario tipo”. Assange ritiene che la lotta informatica non potrà conoscere “pace”:

“Perché mai ci sarebbe mai pace in uno scenario del genere? [Le entità online] stanno creando i propri confini usando la crittografia. (…) [Ma] non penso che sia davvero possibile creare confini sufficientemente prevedibili e abbastanza stabili da eliminare i conflitti. Pertanto, ce ne saranno di più”.

Secondo quanto si apprende nelle ultime ore dall’agenzia France Press Assange avrebbe rinunciato all’asilo presso l’ambasciata ecuadoriana, paese che gli ha anche concesso la cittadinanza, con una lettera inviata nel dicembre 2017. Assange si trova “confinato” nel paese sudamericano dal 2012, quando si è dato alla fuga per evitare un mandato d’arresto della Svezia per presunto stupro.

Stoccolma ha in un secondo momento abbandonato il caso, ma Assange aveva preferito rimanere rifugiato nell’ambasciata perché in teoria è ancora ricercato dalla polizia britannica per essersi sottratto all’arresto.