Aprire conto corrente base? Impossibile secondo Altroconsumo

18 Aprile 2013, di Redazione Wall Street Italia

ROMA (WSI) – Ve li ricordate i conti corrente base, quelli low cost introdotti da Monti per consentire a tutti di ricevere lo stipendio o la pensione tramite accredito bancario? Secondo Altroconsumo sono spariti: cercare di aprirne uno sembra un’impresa impossibile, almeno stando ai risultati della sua ultima inchiesta.

L’Associazione ha mandato una finta precaria in giro per quattro banche a Milano e a Roma. Con mille euro al mese e un affitto mensile da 300 euro, l’unica cosa a cui era interessata era appunto l’accredito dello stipendio, il bonifico per versare il canone di locazione della casa, il bancomat per le spese più grosse e la domiciliazione delle utenze. Un conto senza fronzoli insomma, senza conto deposito, libretto degli assegni, carte di credito o fidi.

Nonostante siano obbligati a inserire nella loro offerta i conti base a costo zero per l’utenza con operatività bancaria minima, nessuno degli istituti ha proposto questo prodotto. Volendolo cercare in rete, poi, sui siti delle banche, si rischia di far notte, perché i fogli informativi relativi al conto base sono ben nascosti dentro link minuscoli, non proprio a portata di pensionato (il target per cui il conto è stato pensato).

Secondo quanto disposto dal decreto Salva Italia – lo ricordiamo – il conto corrente base dev’essere gratuito per tutti coloro i quali percepiscano uno stipendio o una pensione inferiore ai 1500 euro al mese (Isee annuo minore di 7500 euro). A fronte dell’esenzione dal canone mensile, le operazioni incluse sono davvero ridotte all’osso – sono quelle richieste dalla finta precaria di Altroconsumo – ma sufficienti per utenti pensionati o comunque a basso reddito.

Alla luce di questa nuova indagine, non sembra sia bastato il richiamo di Bankitalia dello scorso agosto per una maggiore trasparenza in materia. Né tanto meno ha sortito alcun effetto la precedente inchiesta di Altroconsumo, dedicata ai costi del conto base, che svelava spese di gestione nettamente maggiori rispetto a quanto previsto dalla legge (relativi, a onor del vero, a operazioni extra non comprese per legge all’interno del conto base).

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