Antiriciclaggio: indagini giudiziarie e chiusura rapporti di conto

10 Settembre 2017, di Giovanni Falcone

Antiriciclaggio: Indagini giudiziarie e chiusura rapporti di conto

I poliziotti impegnati a contrastare la “camorra” a Napoli si sono più volte lamentati perché dicono di trovare i rapporti di conto sempre in rosso o addirittura estinti, quando si arriva in banca per notificare una Misura patrimoniale come un sequestro preventivo nei confronti di un presunto appartenente alla criminalità organizzata.

Mentre per un immobile, un albergo, dicono, una volta provato il collegamento con l’associazione camorristica, rimane li e non scappa e alla confisca ci si arriva, per le risorse finanziarie invece è un’altra storia perché queste si volatilizzano con maggiore facilità e non si trova mai niente.

Trovandomi a Napoli a fare una giornata di formazione sulle Tecniche di contrasto al riciclaggio di denaro sporco a beneficio di DIA, ROS, GICO e Criminal pool nel quadro di un progetto del Ministero degli Interni di qualche anno addietro sui “Beni confiscati alla criminalità organizzata”, mi sono visto rivolgere questa domanda dalla platea dei discenti: “Perché troviamo i conti in rosso o addirittura estinti quando arriviamo in banca per sequestrare i soldi ai camorristi?”.

Quando questo succede, risposi, nove volte su dieci la colpa è della banca che ha disatteso il dettato normativo sulla “sospensione dell’operazione”.

Ancora oggi, il più delle volte si tratta di un precetto disatteso, inapplicato sia pure a distanza di circa trent’anni dalla introduzione della normativa antiriciclaggio nel nostro Paese.

Questo succede perché gli Intermediari finanziari, come dicevo prima, ancora oggi,  ovviamente a sproposito, nutrono la convinzione che fino a quando un provvedimento dell’Autorità giudiziaria non blocca un rapporto di conto, il cliente è libero di utilizzarli sempre e comunque, a prescindere.

Non è così e oggi cercherò di spiegarlo, significando che questa fattispecie rappresenta il fulcro della “collaborazione attiva” invocata dalla normativa ed alla quale dovrebbe ispirarsi la condotta di qualunque soggetto obbligato  a cominciare proprio dagli Intermediari finanziari.

Modus operandi nella “sospensione dell’operazione”

Voglio introdurre il concetto di oggi con un esempio pratico: immaginiamo l’arresto di un notissimo imprenditore locale, tutti i giornali ne parlano, anche quelli a tiratura nazionale.

Subito dopo o al più dopo qualche giorno, si presentano in banca la moglie, i figli e/o soggetti al medesimo collegati (ragioniere di fiducia, amante o prestanome in qualche modo conosciuto) che chiedono di prelevare in contanti il 99% della provvista ovvero la estinzione del rapporto.

Rappresenta questo un atteggiamento classico nel timore dell’intervento repressivo dell’Autorità giudiziaria, interessata al sequestro preventivo delle risorse finanziarie nella disponibilità o riconducibili all’arrestato.

Con il prelievo in denaro contante o l’estinzione del rapporto faranno perdere definitivamente le tracce del denaro.

Ancora un secondo esempio: un cliente primario, sottoposto ad una indagine da parte della locale Autorità giudiziaria di cui la banca viene a conoscenza perché è stato notificato il provvedimento in Direzione generale.

Lo stesso cliente ovvero persone allo stesso riconducibili si presentano per fare quanto ho spiegato nell’esempio che precede.

Ancora: Nel corso di una notte venne arrestato un indiziato di estorsione (c.d. “cavallo di ritorno”), avvenuto qualche anno addietro, titolare di un a Ditta individuale operante nel commercio al dettaglio di carni e cliente della banca dove lavoravo nella veste di Responsabile aziendale antiriciclaggio. Nella mattinata successiva, si presentava la moglie in filiale per prelevare l’intera disponibilità detenuta sul rapporto cointestato con il coniuge di circa duecentomila euro.

Un ultimo caso: alle otto di prima mattina di un qualsiasi lunedì si presenta in filiale una ragazzina di 10/12 anni preannunciando a direttore la volontà di suo padre di chiudere ogni rapporto.

Il padre, vecchio cliente della banca,  era titolare di una ditta individuale operante nel settore “dell’autolavaggio”.

Al tentativo del direttore di rintracciare il cliente sul cellulare, peraltro risultato spento, la ragazzina, nella sua genuinità,  ebbe a dire: “Direttore mio padre il cellulare lo tiene spento e sono due giorni che non dorme perché ha il terrore di essere arrestato”.

Il direttore mi telefona chiedendomi il da farsi.

Condotta dell’intermediario finanziario

…continua

 

[1] Istruzioni operative per l’individuazione delle operazioni sospette . Edizione 2001