Anche Milena Gabanelli dichiara guerra al contante

30 Gennaio 2018, di Livia Liberatore

“Quando ne circola troppo, incrementa l’illegalità”. L’ex giornalista di Report Milena Gabanelli ha scritto un’inchiesta sulla sezione Dataroom del Corriere della Sera in cui prende posizione contro il contante. Secondo Gabanelli, a non poter fare a meno delle banconote di carta sono soprattutto chi ricicla, gli spacciatori, chi fa contraffazioni, chi evade e chi corrompe. Al contante sono da preferire mezzi di pagamento tracciabili.

Lo Stato dovrebbe scoraggiare l’uso del contante. L’Italia è lo Stato europeo che ne utilizza di più dopo la Grecia e la Bulgaria. Allo stesso tempo l’evasione fiscale in Italia ammonta a cento uno miliardi all’anno e il Paese ha anche il primato anche nell’economia sommersa, che ammonta a 208 miliardi di euro sul Pil. “Si paga in contanti e non si dichiara nulla”, scrive Gabanelli, e perciò sarebbe necessario imporre un tetto ai pagamenti in contante inferiore all’attuale di 3 mila euro.

Lo Stato potrebbe obbligare le banche ad “applicare a tutti, e non solo alla grande distribuzione, commissioni non superiori all’1,3%, percentuale paragonabile ai costi di gestione del contante. Sulle commissioni non c’è trasparenza e i piccoli negozi arrivano a pagare fino al 3.5%”, sostiene Milena Gabanelli, “e dovrebbe ridurre la filiera del sommerso mediante norme che rendano più conveniente pagare 100 euro con fattura, che non 80 senza”.

Con un limite al contante l’illegalità potrebbe diminuire anche nel mondo del lavoro. I lavoratori irregolari e in nero in un’ampia lista di settori sono tutti pagati in contante e questo significa una perdita di entrate fiscali. Diminuire i pagamenti via cash significherebbe anche liberare le forze di polizia dal controllo degli scontrini per concentrarle sulle grandi evasioni, che non transitano dal contante ma dall’ingegneria bancaria. Anche le tangenti e la corruzione, sottolinea la giornalista, viaggiano sottoforma di bigliettoni.