Analisi Fmi dà ragione a Tsipras. È stato aperto il vaso di Pandora

3 Luglio 2015, di Redazione Wall Street Italia

ROMA (WSI) – Il Fondo Monetario Internazionale ha appena aperto il vaso di Pandora? Da Podemos in Spagna al Movimento 5 Stelle in Italia, si preparano bozze per capire se i debiti di questi paesi siano ainsostenibili, in modo simile a quelli della Grecia. L’occasione sembra unica: lo stesso Fmi afferma che i prestiti, anche fino al 2018, potrebbero non bastare, avallando così l’ipotesi di ristrutturazione del debito.

Tra i maggiori creditori della Grecia, esponente della ex troika insieme alla Bce e all’Unione europea, l’Fmi ha pubblicato un report che giustifica esattamente la posizione assunta dal premier greco Alexis Tsipras.

Tsipras, si sa, ha deciso di indire un referendum, che si svolgerà dopodomani, domenica 5 luglio, per chiedere al popolo di esprimersi con un “no” o un “sì” alle proposte dei creditori. Proposte che considera di nuovo una conferma della politica di austerità che l’Eurozona continua a perseguire.

Diversi sono stati i colpi di scena nelle ultime ore, ma quello dell’analisi dell’Fmi lascia pensare a qualcosa di più nascosto, e anche a una sorta di bluff da entrambe le parti. O, forse, semplicemente alla scissione della ex troika, ergo Istituzioni.

L’Fmi ha inviato un forte messaggio a Bruxelles, attraverso un’analisi che sottolinea come il debito di Atene sia insostenibile.

“I cambiamenti molto significativi che sono avvenuti nella politica (greca) e nell’outlook (del paese) all’inizio di quest’anno si sono tradotti in un aumento notevole dei bisogni di finanziamento. Nel complesso, in base al pacchetto proposto dalle istituzioni alle autorità greche, si stima che tali bisogni saliranno a 50 miliardi di euro dall’ottobre del 2015 alla fine del 2018, richiedendo nuovi fondi europei per almeno 36 miliardi di euro nei prossimi tre anni”.

In tutto, i finanziamenti extra di cui necessiterebbe la Grecia ammonterebbero a 60 miliardi di euro, esattamente di 10 miliardi di euro per sopravvivere nei prossimi mesi e di altri 50 miliardi successivamente. Il punto, tuttavia, è che neanche questi finanziamenti sarebbero sufficienti.

“Anche con altri finanziamenti concessi fino al 2017, il debito rimarrebbe molto alto per decenni e altamente vulnerabile agli shock. Presupponendo la concessione di finanziamenti fino alla fine del 2018, il rapporto debito/Pil è stimato al 150% nel 2020, e vicino al 140% nel 2022. Nel far riferimento alle soglie che sono state concordate nel novembre del 20012, sarebbe richiesta una riduzione del debito superiore al 30% del Pil per centrare gli obiettivi del debito. Con il debito che rimane molto alto, un qualsiasi deterioramento nei tassi di crescita o nel surplus primario a medio termine relativo allo scenario di base qui discusso, risulterebbe in aumenti significativi del debito e dei bisogno di finanziamento. Ciò implica una elevata vulnerabilità delle dinamiche di debito”, si legge nel report dell’FMI.

E’ lo stesso Fmi che chiede all’Europa di contribuire a un perdono del debito, con Shawn Donnan che chiede da Washington che si valuti anche l’ipotesi di raddoppiare le scadenze sui debiti greci da 20 a 40 anni. Inoltre, se secondo Tsipras sono state le istituzioni a chiudere le banche, per l’Fmi sono state le stesse autorità a ricorrere alla chiusura e a decidere altre forme di controlli di capitali.

Il report risale al 26 giugno, dunque prima delle ore di tensione di questi giorni che, secondo l’Fmi, avranno un impatto finanziario ed economico negativo che non è riflesso ancora nell’analisi.

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IL REPORT COMPLETO DELL’FMI QUI

Secondo l’Fmi, la Grecia dovrebbe avere un periodo di grazia di 20 anni, prima di effettuare qualsiasi pagamento sul debito, e i pagamenti finali non dovrebbero essere versati fino al 2055.

Ma l’Fmi non rischia di creare così un pericoloso precedente? si chiede la stampa Usa. L’analisi permetterebbe infatti di giustificare qualsiasi paese periferico dell’Eurozona insolvente di bussare alla porta di Christine Lagarde e di affermare che anche il proprio debito è insolvente.

(Lna)

Fonte: The Guardian

(articolo in fase di scrittura)