Società

Amministrative decretano il “coma” della destra

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NEW YORK (WSI) – Oltre a Matteo Renzi, le elezioni amministrative appena archiviate hanno decretato ” il coma irreversibile” di un altro Matteo: quello che di cognome fa Salvini. E’ quanto si legge in un articolo pubblicato su Wired, che analizza i risultati elettorali dell’ultima tornata elettorale.

“Non solo la Lega non ha minimamente sfondato al primo turno, neanche nelle città dove aveva stabilito il candidato sindaco di coalizione o rotto con gli storici alleati per imbarcarsi in una corsa separata (Bologna nel primo caso, Torino e Roma nel secondo). Ma al ballottaggio ha anche perso a vantaggio del Partito democratico una roccaforte come Varese, in mano al Carroccio da quasi un quarto di secolo. Lì, dove molto nacque e dove capolista era il governatore lombardo Roberto Maroni, l’avvocato Davide Galimberti ha battuto col 51,7% l’imprenditore Paolo Orrigoni” si legge nell‘articolo a firma Simone Cosimi. 

“In termini percentuali, tranne rarissimi casi, la scalata che si credeva avviata con le regionali dello scorso anno è sostanzialmente abortita: anche a Milano, al primo turno, la Lega era salita dal 9,6% del 2011 all’11,7% del 5 giugno. Pure l’esperimento “Noi con Salvini” non si è spinto oltre due o tre punti percentuali, dove si presentava (2,71% nella Capitale)” si rileva ancora nell’articolo, che ricorda che, per vincere qualcosa Salvini ha insomma dovuto fornire un endorsement, e perfino timido, ai candidati grillini. Quella è la sua magrissima consolazione.

A questo proposito oggi Umberto Bossi, commentando sul risultato del secondo turno delle elezioni comunali, che ha visto la Lega non solo perdere a Milano ma ‘girare’ – dopo 23 anni di ininterrotto governo cittadino – l’amministrazione di Varese al Pd, ha detto: “Chi comanda ha la responsabilità, Salvini comanda e quindi lui ha tutta la responsabilità della sconfitta ai ballottaggi”.

“Salvini – dice il senatur intervistato da Tagatà su La7 – non l’ho sentito, lui si rivolge ai professori e non a me”. E’ la linea politica del movimento che non va. Bossi dice infatti che al posto del segretario non avrebbe “mai fatto una dichiarazione di voto a favore della Raggi a Roma. Ma noi siamo diversi, io metto al primo posto i valori come la libertà. In questo momento la Lega rischia di diventare un partito che perde peso agli occhi della gente, come del resto è avvenuto alle ultime elezioni”.