“America in guerra invece che su Marte. E banchieri creano bolle ovunque”

22 Luglio 2016, di Laura Naka Antonelli

“Sono orgoglioso di essere gay. Sono orgoglioso di essere repubblicano. Ma, più di tutto, sono orgoglioso di essere americano”. Parla, in occasione del quarto giorno della Convention repubblicana che ha incoronato Donald Trump candidato all’Election Day, Peter Thiel, noto imprenditore della Silicon Valley e fondatore di Paypal. E tra le varie critiche che muove all’America di oggi, spicca sicuramente quella contro il mondo dei banchieri:

“Gli americani vengono pagati di meno, oggi, rispetto a dieci anni fa. Ma i costi universitari e le spese per i servizi sanitari crescono ogni anno. Tutto questo avviene mentre i banchieri di Wall Street creano bolle ovunque, dai bond governativi a tutti quegli onorari che Hillary Clinton percepisce nei suoi discorsi”.

Thiel si mostra arrabbiato per le condizioni economiche e politiche in cui versano oggi gli Usa. E anche per le guerre che l’America combatte;

“Quando ero bambino, il grande dibattito era su come sconfiggere l’Unione Sovietica. E vincemmo. Ora ci viene detto che il grande dibattito è su chi deve far uso di quale bagno (riferimento alla questione dei transgender). Questa è una distrazione da quelli che sono i nostri veri problemi. A chi importa? Invece di andare su Marte, abbiamo invaso il Medio Oriente. Donald Trump ha ragione. E’ arrivato il momento di porre fine all’era di stupide guerre e di ricostruire il nostro paese”.

Continua Thiel:

“Io creo aziende e aiuto chi vuole creare nuove cose, dai social network ai razzi spaziali. Non sono un politico. Ma non lo è neanche Donald Trump. Lui costruisce, e questo è il momento di ricostruire l’America. Quando lavoro nella Silicon Valley, è difficile capire cosa è andato storto in America. L’industria in cui opero ha fatto molti progressi nei computer e nei software e, ovviamente, ha fatto molti soldi. Ma Silicon Valley è un piccolo posto. Guidate verso Sacramento, o a attraversate il ponte verso Oakland, e non vedrete la stessa prosperità”.

Di fatto:

“In tutto il paese, i salari sono piatti (..) La nostra economia è distrutta. Se mi state ascoltando in questo momento, capirete quanto vi sto dicendo meglio di qualsiasi altro politico a Washington. E sapete che non è questo il sogno che volevamo realizzare. Un tempo, quando i miei genitori vennero in America cercando quel sogno, lo trovarono…proprio qui, a Cleveland. Quando mi portarono qui, avevo un anno, e fu allora che diventai americano. Le opportunità erano ovunque. Mio padere studiò ingegneria presso la Case Western Reserve University, proprio qui vicino. E questo perchè nel 1968, la capitale mondiale dell’hi-tech non era solo una città. Tutta l’America era hi-tech. E’ difficile ricordarlo, ma anche il nostro governo, un tempo, era hi-tech. Quando mi trasferii a Cleveland, la ricerca sulla Difesa creava le fondamenta di Internet. La missione Apollo stava per mandare l’uomo sulla luna…Neil Armstrong, proprio da qui, dall’Ohio. Il futuro appariva senza limiti. Ma oggi il nostro governo è a pezzi. Le nostre basi nucleari utilizzano ancora i floppy disk. I nostri caccia più nuovi non riescono neanche a volare con la pioggia. E saremmo generosi se dicessimo che i software del governo funzionano male, visto che la maggior parte delle volte non funzionano affatto. E’ un declino sconcertante per un paese che ha completato il Manhattan Project. Noi non accettiamo questa incompetenza nella Silicon Valley, e non dobbiamo accettarla dal nostro governo”.

Di qui, l’esortazione di uno dei guru più importanti della Silicon Valley:

“Quando Donald Trump ci chiede di fare in modo che l’America torni a essere grande, non ci suggerisce di tornare al passato. Ci sprona a riportarci a quel futuro luminoso. Stanotte lancio un appello a tutti i miei amici americani, affinché votino Donald Trump“.