Amazon, la società dei record: luci, ombre, numeri e curiosità

16 Dicembre 2020, di Redazione Wall Street Italia

Amazon, la società dei record: luci, ombre, numeri e curiosità

a cura di Fundstore

Ad oggi, potremmo considerare Amazon l’azienda numero uno al mondo. Il suo fondatore Jeff Bezos si piazza al primo posto nella classifica dei più ricchi al mondo. Il suo patrimonio personale ammonta a 180 miliardi di dollari, complice l’exploit della sua creatura nel 2020.

Amazon infatti ha registrato nell’ultimo anno un +69% del suo valore in borsa, la cosiddetta capitalizzazione, che vale ad oggi quasi quanto il Pil italiano: 1,6 trilioni. Tornando agli investimenti, basti pensare che 1.000 euro investiti nelle azioni Amazon qualche tempo fa, ad oggi sarebbero circa 18.000.

Ebbene, tutti conosciamo Amazon il cui nome viene associato soprattutto all’e-commerce, ma gli affari generano affari e la diversificazione delle sue attività sta aumentando in maniera tale da portare la società ad un livello superiore rispetto a qualunque altra Big Company del XXI secolo.

Distribuzione, consegna di cibo a domicilio, cloud, vendita di medicinali, cinema (due premi oscar vinti con film prodotti in house), e adesso lo sport, con la staffetta per i diritti Tv della Champions League per la stagione 2023.

Due grandi attività in cui ha diversificato sono sanità e supermercati: alleandosi con JP Morgan e Berkshire Hathaway ha fondato, nel gennaio 2018, una joint venture, chiamata Have Healthcare, un gruppo nato per rivoluzionare l’assistenza sanitaria in America. Inoltre, ha comprato Whole Foods Market per 13 miliardi di dollari e ha creato dei piccoli centri di ristoro con pagamenti digitali.

La filosofia di Jeff Bezos è sempre stata quella di essere il migliore e di fornire servizi al massimo livello, in primis per i suoi clienti. Era il primo della classe alle superiori, e metteva già in luce una vivacità intellettiva sopra la media; si è laureato a Princeton con il massimo dei voti. Ha lavorato per un fondo di investimenti e poi ha lasciato tutto per dedicarsi a quello che oggi è Amazon. Il suo sogno resta comunque quello della conquista dello spazio e lo sta coltivando grazie a BlueOrigin, altra società di Bezos che punta a portare gli uomini sulla luna il più presto possibile.

Amazon e i dipendenti

Numericamente parlando Amazon dà occupazione a 840.000 persone, ramificate nelle sue articolazioni di business, riuscendo così a soddisfare tutte le richieste degli acquirenti, che gli valgono un giro d’affari di 260 miliardi annui (2020), 40 milioni l’ora, 4.722 dollari al secondo (fonte: AMAZON – The New York Times).
Tramite Amazon passano infatti il 13.7% delle vendite e-commerce a livello mondiale, la cui percentuale maggiore è detenuta negli Usa, con il 52% della quota di mercato.

In Italia si prevedono 1.600 assunzioni entro fine anno, per un totale di circa 8.500 lavoratori nel nostro paese.

Sul fatto che Amazon e tutto il suo ecosistema crei lavoro non ci sono dubbi, anche se è spesso stata criticata sotto il profilo della qualità e dell’approccio al lavoro.

Bezos ha comunque difeso la politica retributiva del gruppo, che due anni fa ha alzato il compenso negli Usa a 15 dollari l’ora, obbligando i concorrenti ad adeguarsi. I neo assunti negli States ricevono dei bonus e la paga oraria è stata temporaneamente alzata, di due dollari, nel primo lockdown e nel periodo di Natale.

Tuttavia le critiche non mancano, in particolar modo da parte dei sindacati e delle Ong. I sindacati ritengono che ci siano fortissime spinte alla produttività, inconciliabili con i protocolli di sicurezza, come, ad esempio, i controlli nei magazzini.
Fra gli annunci di lavoro di Amazon erano presenti posizioni per analisti di intelligence col compito di individuare i rischi interni collegati alla formazione di gruppi di lavoratori. “Addirittura – scrive Amnesty International in un recente documento – la società ostacola i diritti dei lavoratori e investe risorse per controllarli”.

Queste dinamiche schiacciano il potere contrattuale dei lavoratori al minimo e non fanno bene alla reputazione di Amazon, che comunque non cederà facilmente alle pressioni esterne.

 Fisco e web tax

C’è poi il discorso della cosiddetta “Ottimizzazione fiscale”, forse ancor più centrale come tema. Facciamo una fotografia dei numeri nel nostro paese: in Italia una grossa parte del giro d’affari, ovvero dei ricavi, transita verso il Lussemburgo. Nel 2019, in Italia, la società di Bezos dichiara di aver pagato 234 milioni di tasse, su un giro d’affari di 4,5 miliardi.
Ora però bisogna considerare le cifre al netto di alcune voci, poiché tra questi 234 milioni sono comprese Iva, contributi, tasse sui salari, Irap e Ires, ecc.

Le imposte caricate dalle società italiane del gruppo sono quindi, più o meno, 11 milioni. Un contributo relativamente modesto rispetto alle cifre che abbiamo indicato.

Con la Web Tax si potrebbe alzare un po’ il tiro, andando a tassare i ricavi al 3%, in questo modo l’azienda si troverebbe a versare 135 milioni.

Negli anni inoltre sono stati numerosi i patteggiamenti a forfait, fatti dalla Big One del commercio online: 100 i milioni versati al fisco italiano per chiudere le indagini erariali tra il 2011 e il 2015.