Altra promessa tradita? Pensioni: si allontana aumento delle minime

8 Settembre 2016, di Mariangela Tessa

NEW YORK (WSI) – Nessun aumento in vista per le pensioni minime, quelle da 500 euro al mese. Prende quota sempre di più, invece, l’intervento sulle quattordicesime, l’assegno in più incassato a luglio da chi prende fino a 750 euro al mese.

Il no dei sindacati, stavolta, sembra dunque aver trovato ascolto.

” I sindacati avevano contestato l’intervento sulle minime perché in buona parte dei casi quel tipo di assegno non è coperto dai contributi versati nel corso della vita lavorativa. Aumentarle tutte senza distinzioni non sarebbe stato equo, avevano detto. E il presidente del consiglio, fedele alla nuova linea del dialogo anche in vista del referendum, tiene conto delle loro obiezioni” si legge in un articolo del Corriere.

Ma non è l’unica ragione dietro il nuovo cambio di rotta:

“L’intervento sulle minime, sotto forma di estensione del bonus da 80 euro o di assegno aggiuntivo, costerebbe troppo. Mentre viene considerata molto complessa e politicamente scivolosa l’idea di circoscrivere l’intervento usando il filtro dell’Isee, il cosiddetto riccometro che misura reddito e patrimonio dell’intero nucleo familiare” continua l’articolo.

Cosa cambierà?

L’assegno arriverà a un milione di persone in più, alzando da 750 a 1000 euro al mese l’asticella massima per averne diritto. Un piccolo aumento, non più del 20%, ci sarà anche per chi la quattordicesima la prende già. È vero che l’Inps fa osservare che il 70% della spesa per questo trattamento finisce a chi ha redditi alti grazie a entrate diverse. Ma la strada sembra ormai segnata. Nel pacchetto da 2 miliardi di euro da inserire nel disegno di legge di Bilancio dovrebbe entrare anche la ricongiunzione gratuita dei contributi per chi li ha versati a enti diversi e oggi si vede presentare un conto insostenibile. E l’Ape, l’anticipo pensionistico, con la possibilità di lasciare il lavoro tre anni prima del previsto in cambio di un assegno più basso. Sui dipendenti pubblici circola l’ipotesi di un aumento dell’orario di lavoro settimanale da 36 a 40 ore. Ma smentiscono sia il governo sia l’Aran, l’agenzia per i contratti del settore”.

Fonte: Corriere.it