Alert derivati: in Usa livelli superiori a crisi 2008

19 Marzo 2018, di Mariangela Tessa

Dieci anni dopo la grande crisi finanziaria, la quantità dei derivati nei libri contabili delle cinque delle maggiori resta enorme. Secondo un articolo del Financial Times, che cita dati di Aite Group, una società di ricerca con sede a Boston, a fine 2017l, le  big bank americane avevano in pancia circa 157 trilioni di dollari derivati, ovvero il 12% in più rispetto all’inizio della crisi del 2008.

Della cifra totale,  44 trilioni di dollari, farebbero capo a Citigroup. Si tratta del 50% rispetto al 2008.

“Si tratta di dati che dovrebbe metterea disagio” ha commentato Javier Paz, analista senior di Aite, aggiungendo che Citi “sembra aver dimenticato il crollo delle sue azioni”, dice, alludendo alla depressione nel marzo 2009.

Come si legge nell’articolo del Financial Times:

“Le banche dicono che questi numeri enormi – $ 157 trilioni sono più di due volte il PIL globale – non raccontano tutta la storia. E hanno ragione: le cifre non dicono nulla sulle controparti, le garanzie, le posizioni di compensazione”.

Anche in situazioni non di crisi, i contratti derivati ​​si sono dimostrati inapplicabili. Nel Regno Unito nei primi anni ’90 una decisione giudiziaria annullò tutti gli accordi di swap sui tassi d’interesse tra banche e governi locali. I legislatori di Milano sono arrivati alla stessa conclusione cinque anni fa.