Confindustria: emergenza liquidità per le imprese. Per Allianz sale il rischio default

28 Novembre 2022, di Mariangela Tessa

Mentre il rischio di recessione si fa più reale, le imprese devono anche fare i conti con il rialzo del tassi che mina la liquidità. È uno scenario grigio quello delineato da Confindustria nella Congiuntura Flash” del Centro studi di Via dell’Astronomia, che ipotizza “una caduta marcata nei prossimi mesi” della produzione industriale.

Fino al 3° trimestre 2022 l’economia italiana ha resistito al caro-energia oltre le aspettative: in aggregato, il Pil  è cresciuto (+3,9% “acquisito” per il 2022, +0,5% in estate), grazie all’ottimo andamento del turismo che ha rappresentato il principale driver e all’industria. Ma nel 4° trimestre tutto potrebbe cambiare: gli indicatori qualitativi sono nel complesso negativi; il prezzo del gas resta alto, da troppi mesi; l’inflazione che ne deriva (+11,8% annuo) erode reddito e risparmio delle famiglie e avrà un impatto negativo sui consumi; il rialzo dei tassi si sta accentuando, e costituisce una zavorra sui costi fi finanziamento delle imprese.

Ed è su quest’ultimo aspetto che Confindustria mette l’accento, evidenziando il dilemma della Bce, che ha appena previsto una recessione dell’area euro nel semestre ottobre-marzo ma allo stesso tempo deve combattere l’inflazione con una stretta monetaria.

Il rialzo dei tassi della Bce costituisce “un’altra zavorra sui costi delle imprese”, e rischia di “peggiorare lo scenario, almeno nel breve periodo” si legge nello studio, in cui si nota come il tasso sui Btp “ha già iniziato a trasferirsi sui tassi pagati dalle imprese in Italia”, che fino a settembre sono aumentati di quasi un punto “e sembrano destinati a salire molto di più”.

La Bce, dal canto suo sembra avere le mani legate: con l’inflazione che non accenna a scendere, l’unico modo per aiutare l’economia è tentare di raffreddare i prezzi è alzare i tassi, come ripete la presidente Christine Lagarde. E così Francoforte non solo si appresta ad un nuovo rialzo dei tassi a dicembre, ma ha dato una stretta ai maxi-prestiti di liquidità e anticiperà al mese prossimo la discussione sullo smantellamento del quantitative easing che dal 2015 aiuta l’economia italiana.

Ma “la lotta all’inflazione non è gratis”, avverte Confindustria. Il rialzo dei tassi ha fatto salire il costo dei prestiti bancari dell’1% per le imprese, che, già indebitate dagli aiuti pandemici e dal massiccio ricorso ai prestiti garantiti arrivati oltre i 250 miliardi di euro, “avrebbero bisogno oggi di alleggerire il peso del debito, anzitutto allungando i tempi di rimborso dei prestiti già in essere, invece di tornare a indebitarsi ulteriormente”. Di qui, una richiesta d’aiuto alla Bce: cautela sul rialzo dei tassi, sì a nuove moratorie sui prestiti, come chiede l’Abi per conto delle banche.

Aumenta il rischio default

Con la liquidità che scarseggia il rischio default, soprattutto per le pmi, torna ad aumentare. Come hanno fatto notare, in una recente analisi gli analisti di Allianz-Trade, “la metà dei paesi che analizziamo ha registrato aumenti a due cifre delle insolvenze aziendali nella prima metà del 2022. Le pmi europee (Regno Unito, Francia, Spagna, Paesi Bassi, Belgio e Svizzera) spiegano due terzi dell’aumento. Nel frattempo, Stati Uniti, Cina, Germania, Italia e Brasile stanno ancora registrando un numero prolungato di insolvenze”.

In Europa – spiega l’analisi – il 60% delle industrie sta vivendo un rimbalzo dei fallimenti; food, turismo, produzione e servizi B2C sono già tornati ai numeri pre-pandemia di insolvenza. Questo rimbalzo proviene principalmente dalle pmi mentre le insolvenze tra le grandi imprese sono ancora sotto controllo (58 casi nel terzo trimestre 2022 e 182 nei primi tre trimestri, rispetto a 187 e 332 per lo stesso periodo del 2021 e del 2020). Venendo alle previsioni:

“Dopo due anni di cali, prevediamo un’accelerazione generalizzata delle insolvenze aziendali a livello globale: +10% nel 2022 e +19% nel 2023. In Europa, prevediamo che le insolvenze supereranno i 53.000 casi in Francia nel 2023 (+29% a/a), 27.000 casi nel Regno Unito (+10%), 17.000 casi in Germania (+17%) e 10.900 casi in Italia (+36%). In Asia, la Cina dovrebbe registrare un +15% in più di insolvenze nel 2023 sulla scia della bassa crescita e dell’impatto limitato dell’allentamento monetario e fiscale. Negli Stati Uniti, prevediamo un aumento del 38% delle insolvenze aziendali nel 2023 a seguito di condizioni monetarie e finanziarie più restrittive, il che significherà un ritorno a oltre 20.000 insolvenze all’anno”