Allarme commercio globale: è sull’orlo del precipizio

26 Febbraio 2016, di Alessandra Caparello

NEW YORK (WSI) – Il 2015 è stato l’anno peggiore per il commercio mondiale con l’indebolimento della domanda proveniente dai mercati emergenti che ha aumentato i timori sullo stato di salute dell’economia globale.

Secondo il report mondiale sulle politiche economiche del CPB Netherlands Bureau for Economics Policy Analysis, il valore delle merci che hanno attraversati i confini internazionali lo scorso anno è sceso del 13,8%, la prima contrazione dal 2009 e la causa principale del collo è da imputarsi al rallentamento della Cina e di altri mercati emergenti. Dati che fotografano il commercio mondiale del 2015 ma che fanno emergere le preoccupazioni per questo inizio del 2016 che si preannuncia pieno di pericoli per l’economia globale, più di quanto previsto.

Ad avvertire dei pericoli è stato inizialmente il governatore della Banca d’Inghilterra, Mark Carney secondo cui l’economia globale rischia di rimanere intrappolata in una bassa crescita, bassa inflazione e con bassi tassi di interesse”. Parole che vengono riprese anche dal Fondo Monetario Internazionale guidato da Christine Lagarde che proprio una settimana fa ha rivisto al ribasso le sue previsioni per la crescita mondiale affermando che le principali economie mondiali devono fare qualcosa in più per stimolare la crescita.

Guardando ai paesi emergenti, la Cina che nel 2014 aveva superato gli Stati Uniti d’America come potenza commerciale mondiale, nel mese di gennaio ha registrato pesanti cali sia nel settore dell’import che dell’export. Crollano le importazioni dalla Cina in Brasile paese che sta vivendo attualmente la sua peggiore recessione in più di un secolo. Scendono del 60% a gennaio rispetto ad un anno fa infatti le esportazioni dalla Cina al Brasile di moltissimi prodotti dall’auto al tessile.

“A livello globale, la maggior parte degli indicatori suggeriscono che la crescita del commercio rimarrà molto debole , ma noi crediamo che il commercio mondiale è sull’orlo del precipizio”.

Queste le parole di Andrew Kenningham, economista senior per Capital Economics.