Alert pensioni: assegni sempre più bassi da qui a 20 anni

11 Ottobre 2016, di Alessandra Caparello

ROMA (WSI) – Autunno caldo per i tecnici del governo al lavoro per definire la legge di bilancio e il capitolo più scottante è quello che riguarda le pensioni. Sabato sarà il gran giorno in cui il Consiglio dei ministri approverà la legge che vedrà l’inserimento una novità molto importante dell’ultima ora, ossia detrazioni fiscali per le imprese che utilizzano l’Ape.

L’Ape è l’anticipo pensionistico per coloro che hanno compiuto almeno 63 anni che sarà a carico del lavoratore che è chiamato a restituire in 20 anni il prestito ottenuto a partire dal momento del pensionamento. Solo in alcuni casi sarà a carico dello Stato, ossia per disoccupati e per lavoratori impiegati in attività gravose. In ogni caso il conto per il lavoratore sarà dato dal capitale, dagli interessi e dal costo dell’assicurazione, ma sarà alleggerito da un’agevolazione fiscale di cui non sono ancora resi noti i valori, ma il dipendente potrà essere aiutato dall’impresa, che avrà un incentivo fiscale. A dirlo lo stesso ministro del lavoro Giuliano Poletti intervenuto a Milano al forum della cassa di previdenza dei ragionieri.

“L’Ape potrebbe diventare una chance per le imprese che hanno interesse a costruire un processo di ringiovanimento”.

Ma nell’attesa di conoscere nel dettaglio cosa cambierà per le pensioni, sembra che nelle prossime leggi di bilancio la tendenza sarà quella di diminuire gli assegni mensili per i pensionati al fine di rimpinzare il settore sanitario. Congelando la perequazione automatica nei prossimi 20 anni, finiremo tutti per prendere la stessa pensione minima indipendentemente da quanto abbiamo versato. A lanciare l’allarme dalle pagine de Il Giornale, il professore Roberto Pessi, prorettore e ordinario di Diritto del lavoro alla Luiss.

“Il nostro impianto costituzionale prevede che il lavoratore abbia diritto a una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro. Principio che resta valido per il trattamento pensionistico. Ma in modo strisciante attraverso una serie di manovre avviate già dai precedenti governi si persegue un obiettivo, mai dichiarato, che è quello di portare l’intero sistema pensionistico per tutti al minimo Ma se si va verso un modello universalistico, ovvero pensione minima per tutti va detto prima – insiste il professore – Al cittadino va offerta la possibilità di decidere se stipulare una assicurazione alternativa”.

La ricetta secondo il professor Pessi è colpire chi oggi “ha già preso molto di più di quello che gli spettava” come i baby pensionati e coloro che hanno versato i contributi figurativi.