Alert: “death cross” per lo S&P 500 della Cina. Nuovi sell off su valute emergenti

7 Settembre 2015, di Redazione Wall Street Italia

ROMA (WSI) – Le preoccupazioni per le condizioni economiche della Cina hanno scatenato nuovamente vendite sui mercati asiatici e, più in generale, sui mercati emergenti. Il listino Shanghai Composite è sceso -2,5% dopo aver guadagnato fino a +1,8% dopo le dichiarazioni della People’s Bank of China, secondo cui il tracollo dell’azionario cinese sarebbe vicino alla fine. La borsa cinese è crollata -38% dallo scorso 12 giugno fino alla seduta di mercoledì scorso.

Detto questo, anche dopo il crollo che ha azzerato quasi $5.000 miliardi di valore di mercato dalla Borsa di Shanghai, il listino rimane ancora +37% su base annua. Occhio intanto all’indice CSI-300, noto come “lo S&P 500 della Cina”, che ha confermato quella particolare situazione di “Death Cross” che, nel 2008, fu seguita da un ulteriore scivolone -60%.[ARTICLEIMAGE]Ancora più preoccupante, il fatto del rialzo incessante dei tassi interbancari, nonostante la maxi iniezione di liquidità di 530 miliardi di yuan iniettata nelle ultime tre settimane. I tassi overnight sono infatti raddoppiati.

Nelle ultime ore, è arrivata intanto la decisione della banca centrale cinese di apprezzare lo yuan per la quarta sessione consecutiva, al massimo dal settembre del 2010. La rivalutazione è stata +0,21% – in quattro giorni +0,73% – con il tasso di riferimento fissato a 6,3584 contro il dollaro.[ARTICLEIMAGE]Tutto questo mentre la Commissione di regolamentazione dell’azionario cinese ha reso noto che “L’economia cinese si sta stabilizzando e sta migliorando”, aggiungendo contestualmente di credere che il target di crescita annuale sarà centrato.

Il rischio default della Cina è balzato al record in due anni, superando quello dell’Italia, della Spagna e dell’Arabia Saudita. Non per niente, Moody’s ritiene che “le banche cinesi continueranno ad assistere a un aumento delle pressioni.[ARTICLEIMAGE] Colpite dai sell anche le valute dei mercati emergenti. In particolare, il ringgit malesiano è scivolato -1,2% a 4,3112, al minimo dalla crisi delle Tigre asiatiche del luglio del 1998.

Il won sudcoreano è sceso -0,9% a 1,204,02 per dollari, oscillando su valori visti l’ultima volta nell’ottobre del 2011; la lira turca è calata per la quinta sessione consecutiva, scendendo -0,7% al nuovo minimo record, scontando il balzo dell’inflazione e il caos politico della Turchia.

La rupia indiana -0,4%. Il dollaro australiano ha recuperato terreno con +0,2% a 69,22 centesimi di dollaro; ma la valuta, prima della riapertura dei mercati cinesi dopo la pausa per la celebrazione della fine della Seconda Guerra Mondiale e la vittoria sul Giappone della scorsa settimana, era scesa fino a 68,96 centesimi, al minimo dall’aprile del 2009. (Lna)