Agricoltura, come uscire dalla crisi? Intervista esclusiva a Giansanti, presidente di Confagricoltura

di Valentina Magri
Pubblicato 1 Agosto 2022 • Aggiornato 25 Agosto 2022 13:00

Tra siccità, guerra in Ucraina e crisi delle materie prime, per l’agricoltura italiana non c’è pace. Abbiamo parlato del difficile momento attuale e di come uscirne con Massimiliano Giansanti, presidente di Confagricoltura.

Quali effetti ha avuto sull’agricoltura la siccità?

Sicuramente devastanti, perché si è inserita in un contesto economico già difficile causato dall’effetto combinato della pandemia, dell’aumento dei costi delle materie prime e del conflitto russo/ucraino. La carenza idrica non ha più carattere di straordinarietà, è un fattore ricorrente. I danni derivanti dalla mancanza di acqua, di cui l’agricoltura non può fare a meno, sono rilevanti per tutto il settore. Il 60% della rete di distribuzione dell’acqua ha più di 30 anni ed il 25% più di 50, un obsolescenza che si riflette inevitabilmente sull’aspetto gestionale, con una quota di risorsa idrica dispersa particolarmente elevata. Impressionante è, in tal senso, il ritardo accumulato nel risolvere problemi di portata pluriennale, aggravati dal cambiamento climatico. L’84% del cibo che mangiamo, infatti, viene prodotto grazie all’agricoltura irrigua. In questa situazione di grande incertezza sul piano economico, rischiamo di perdere produzioni, reddito e posti di lavoro. Va tenuto conto che la disponibilità di cibo a prezzo abbordabile ha ricadute positive in termini di reddito e coesione sociale sull’intero Paese. E proprio nel momento in cui occorrerebbe produrre di più, le coltivazioni sono messe a rischio. Per i raccolti di cereali la stima di Confagricoltura era di una riduzione fino a 1/3. Ci tengo però a precisare che mentre nulla si può per fare per i raccolti già conclusi, le piogge farebbero ben sperare per mais e riso.

Quali conseguenze ha avuto la guerra in Ucraina per il settore?

Lo scoppio del conflitto ha avviato una crisi economica globale. L’impennata dei costi delle materie prime, del gas, dell’elettricità e di molto altro si è riflessa pesantemente sul settore agricolo, mettendolo in affanno. Preoccupano molto anche le speculazioni finanziarie. L’agricoltura è in piena tempesta perfetta e, a meno che non siano concretamente avviate politiche e strategie lungimiranti, le imprese rischiano di non riuscire a reggere ancora a lungo.

Quali prodotti agricoli hanno risentito maggiormente della crisi delle materie prime?

In pratica sono tutti i comparti agricoli che devono fare i conti con notevoli criticità. I costi: dall’energia ai fertilizzanti, dalle materie plastiche all’alluminio, dalla soia al mais, dal vetro agli imballaggi, potrebbero mettere a rischio la competitività dei diversi settori produttivi, ostacolando così il processo di ripresa economica, così importante per l’Italia. Siamo dipendenti dalle importazioni dai Paesi terzi e occorrerebbe, da un lato, un piano straordinario per l’aumento della produzione di cereali e proteine vegetali, dall’altro incentivare e valorizzare il consumo di prodotti italiani.

Quali sono state le cause?

Il fattore scatenante è stato senz’altro la crisi sanitaria dovuta alla pandemia. Prima le chiusure e poi i successivi allentamenti delle misure, hanno generato l’aumento globale della domanda e quindi anche dei prezzi delle materie prime. Occorre ridurre la dipendenza dall’estero, incentivare le produzioni di cui siamo deficitari, arginare le speculazioni, vigilando sui prezzi e le filiere internazionali per limitare il ruolo che i future sui prodotti agricoli di base hanno sull’andamento delle quotazioni reali. Concausa è stato anche il blocco all’export di gas, causato dal conflitto. Nel PNRR va considerato quanto sia mutato in questi anni il contesto in cui operiamo. Le attuali condizioni impongono, indubbiamente, di accelerare sullo sviluppo di un sistema energetico nazionale, adeguato alle necessità del tessuto produttivo, oggi fortemente esposto alle ripercussioni della guerra in Ucraina. E le imprese agricole possono contribuire non solo ad autoalimentarsi, ma a dare un rilevante apporto per affrontare la dipendenza energetica italiana.

Quali sono le prospettive per l’agricoltura in Italia?

Indubbiamente viviamo una fase segnata da grandi difficoltà e profonda incertezza, nel quale è difficile fare previsioni. Alla crisi alimentare si risponde con un robusto, solido e ben integrato sistema che poggi fermamente su di una politica globale per la sicurezza alimentare, ricorrendo alle innovazione per consentire di conservare il potenziale produttivo, in un quadro di sostenibilità ambientale. Abbiamo una certezza dalla quale partire: l’agroalimentare europeo è solido. Per i cittadini comunitari non si è mai posto un problema di disponibilità di cibo, anche se il prezzo della spesa è salito per l’eccezionale aumento dei costi di produzione. L’Italia può contare su un sistema agroalimentare vitale che, nel 2021, ha raggiunto il massimo storico di 52 miliardi di euro di vendite all’estero. Nel prossimo futuro gli imprenditori agricoli oltre che alla produzione di cibo, allargheranno la propria attività anche a quella di energia rinnovabile e sarà riconosciuta la capacità di trattenere carbonio nei terreni, il cosiddetto “carbon farming”. Tutto ciò, però, non è sufficiente, soprattutto perché la solidità di un sistema produttivo richiede una cura costante e scelte previdenti come, del resto, Confagricoltura chiede ininterrottamente.

Come pensa che il settore possa uscire dall’impasse in cui si trova?

Le imprese agricole attraversano una fase decisamente critica, con un aumento dei costi di produzione senza precedenti. Nessuno ha la bacchetta magica né, tantomeno, esiste una soluzione risolutiva e immediata. Occorre impegnarsi su più fronti, resistendo alla tentazione, troppo spesso usata, di guardare solo il piccolo problema che salta subito all’occhio, cercando di risolverlo. Mai come ora, invece, bisogna guardare avanti, con una visione ampia e compiere scelte precise e coraggiose; tra queste – ad esempio – separare le fondamentali politiche sociali da quelle economiche, altrettanto importanti . La priorità è quella di garantire un futuro all’intero sistema Italia, nel quale l’agricoltura ha dimostrato di essere una risorsa importante. Con la crisi, in attesa delle elezioni del 25 settembre, è necessario impegnarsi per scongiurare pesanti ricadute. Penso alle misure urgenti per salvaguardare le produzioni e contrastare la crescita dei prezzi al consumo, alla necessaria spinta sulle agro energie, così come bisogna incidere in maniera forte sul tema dell’inflazione, ricomprendendo le aziende agricole nella lista delle imprese energivore ed estendendo i benefici del credito d’imposta sul gasolio fino a fine anno. Poi c’è la difficoltà di gestire i fondi del PNRR. Occorre anche recuperare un assetto più equilibrato della catena del valore nella filiera. Serve snellire, in generale, i tempi della burocrazia, che ad esempio rallenta l’ingresso dei lavoratori previsti dal decreto flussi. Va anche accelerato il programma del taglio del cuneo fiscale e degli aiuti alle imprese che stabilizzano i rapporti di lavoro.