L’Agenzia delle Entrate lancia Vera, il nuovo algoritmo anti-evasione. Ecco come funziona

4 Luglio 2022, di Alessandra Caparello

Dopo redditometro e spesometro arriva Vera, il nuovo software anti evasione messo a punto dall’Agenzia delle Entrate che promette di scovare i furbetti del Fisco. E’ stato appena pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il decreto del ministro dell’Economia che mette a disposizione del Fisco uno strumento di nuova generazione basato sull’intelligenza artificiale, con cui sarà possibile ottenere delle liste selettive impiegate nell’attività di controllo dell’Agenzia delle Entrate.

Come funziona il nuovo algoritmo dell’Agenzia delle Entrate

Vera è acronimo di Verifica dei rapporti finanziari ed è un software che ha come obiettivo finale spulciare  tra i dati riportati nelle dichiarazioni dei redditi, relativi al patrimonio mobiliare e immobiliare, nonché varie informazioni finanziarie e permettere così di scovare il maggior numero di potenziali evasori o di evasori conclamati.

A fare il lavoro “sporco” è l’algoritmo, che potrà mettere in connessione tutti i dati presenti su web e banche dati digitali, componendo un identikit del contribuente acquisendone elementi che emergono dalla dichiarazione dei redditi, dal conto corrente, dalle app di acquisto e pagamento online (Apple pay, Satispay e le app simili), dal numero di accessi alle cassette di sicurezza, da tutti i movimenti con moneta elettronica, i registri immobiliari e gli acquisti registrati in qualsiasi banca dati digitale.

Nello specifico, i controlli di Vera si concentreranno nei confronti dei comportamenti fraudolenti più lesivi e riguarderanno: frodi, abuso del diritto, false compensazioni, e fruizione indebita dei sostegni erogati durante la pandemia di Covid-19. Sotto la lente del Fisco anche i soggetti italiani che nutrono debiti con l’Agenzia delle Entrate limitatamente a multe, bolli non pagati, evasione dalle tasse, e altri comportamenti lesivi a livello erariale.

In caso di evidenti discostamenti, Vera segnalerà il caso all’Agenzia delle Entrate. Resta ferma la facoltà del contribuente di far rettificare i dati personali inesatti. Il tutto sarà garantito dall’anonimato, visto che nella prima fase i dati saranno coperti da un codice che creerà una sorta di pseudonimo e soltanto in caso di segnalazione si potrà accedere al nominativo reale.