Addio “Riccioli d’Oro”: dati smentiscono tesi ripresa coordinata

23 Maggio 2018, di Daniele Chicca

Ai dati sull’attività industriale e dei servizi deludenti in area euro hanno fatto da contraltare le cifre migliori del previsto degli indici PMI statunitensi. L’indice composito americano si è portato sui massimi da novembre 2015. Sia il terziario che il manifatturiero si sono rafforzati più delle attese, salendo il primo ai massimi di tre mesi e il secondo a quelli di 44 mesi. L’incremento dei prezzi medi è stato il più intenso dal 2013.

Il tutto mentre si registra una crescita dell’ottimismo delle aziende, ai massimi di tre anni, con le imprese che si aspettano un incremento della domanda. Ciò significa, secondo le previsioni di IHS Markit, che anche nei prossimi mesi ci si può attendere risultati positivi.

Nel commentare i dati preliminari, Chris Williamson, Chief Business Economist di IHS Markit, ha detto che “i sondaggi della stima flash dicono che c’è da aspettarsi una crescita economica del 2,5-3%, con una creazione di posti di lavoro di poco più di 200 mila unità al mese”.

Ma la novità principale viene dal fronte dei prezzi. I costi in entrata sia nel settore manifatturiero che in quello dei servizi stanno crescendo al ritmo più spedito di quasi cinque anni, con il segmento della produzione di beni che negli ultimi mesi ha visto il maggior aumento in sette anni di tempo.

Inoltre, le pressione inflative sono aumentate, con il numero di slittamenti delle spedizioni dei fornitori che è salito ai massimi da quando 11 anni si è iniziato a monitorare i dati. La domanda in crescita ha messo a dura prova le catene di approvvigionamento, tanto che i fornitori sono in grado di chiedere prezzi sempre più alti per i loro prodotti.

Nel frattempo i PMI di Francia e Germania in particolare hanno fatto peggio delle attese, con l’indice dell’attività manifatturiera e dei servizi che è scivolato ai minimi degli ultimi 18 mesi. PEr il PMI è il quarto mese di fila in calo.

Questo smentisce di fatto la tesi del contesto Riccioli d’Oro, caratterizzato da una ripresa coordinata su scala globale accompagnata da un’inflazione moderata, ancora lontana dal surriscaldarsi.

Il riferimento è alla favola dei Fratelli Grimm “Goldilocks” in cui la bambina dai riccioli d’oro si introduce in una casa abitata da orsi. Quando trova tre diverse scodelle di pudding sul tavolo, la bambina trova di suo gradimento soltanto la terza è ultima, che ha una temperatura tiepida.

Questo lascia gli investitori davanti a un dilemma, un doppio scenario possibile: un surriscaldamento dell’inflazione (che porterà a una stretta aggressiva della Federal Reserve sui tassi di interesse) o una pressione sui margini aziendali (multipli P/E in ribasso).