Addio “made in China”, presto spopolerà “made in Usa”

31 Maggio 2017, di Mariangela Tessa

Nessuno stupore se invece del “made in Cina” troveremo, in un futuro non tanto lontano, sempre più spesso etichette con “made in Usa”. Nonostante il persistente forte divario nei salari tra lavoratori cinesi e statunitensi, in termini di costi complessivi presto l’industria americana potrebbe accumulare vantaggi competitivi rispetto a quella di Pechino. Tanto da risultare meta ambita in cui delocalizzare la produzione.

I primi segnali di questo nuovo trend ci sono già. Sono infatti sempre più numerosi gli imprenditori cinesi, che guardano con sempre maggiore interesse agli Stati Uniti per aprire un impianto produttivo. Tanto più questo fenomeno è destinato ad accelerare viste le promesse di riduzione fiscale promesse da Donald Trump. Ma non solo.

Come ha confermato in un’intervista alla Cnbc, Xiao Wunan, presidente della Asia Pacific Exchange and Cooperation, fondazione che favorisce gli investimenti cinesi all’estero, “Gli Stati Uniti mostrano più di un vantaggio per le aziende cinesi”.

Il riferimento è ai costi complessivi che sarebbero significativamente inferiori a quelli cinesi. “Stiamo parlando per esempio di costi di elettricità, ma anche del prezzo del cotone e della terra” conferma all’emittente americana Cnbc Zhu Shanqing, presidente di Keer Group.

“I costi di produzione sono del 25% inferiori qui (Stati Uniti ndr) che in Cina” ha aggiunto, specificando di aver investito 220 milioni di dollari per espandere un impianto di produzione in South Carolina. Zhu prevede inoltre di spostare l’intera attività verso gli Stati Uniti, dove prevede di impiegare più di 500 persone entro la fine dell’anno.

Tutto questo senza contare che, negli ultimi dieci anni, i salari cinesi sono aumentati al tasso annuo del 30%. Addio sogno cinese, per gli imprenditori il nuovo Eldorado potrebbe essere gli Stati Uniti. Per la gioia di Donald Trump.