Addio Imu prima casa, salta la seconda rata. Ma non per tutti

28 Novembre 2013, di Redazione Wall Street Italia

ROMA (WSI) – Addio all’Imu sulla prima casa: salta alla fine anche la seconda rata dell’imposta dovuta nel 2013. Ma non tutta. Una piccola quota alcuni contribuenti dovranno pagarla: cioè metà della quota eccedente l’aliquota standard che i Comuni hanno deciso di ritoccare al rialzo e che dovrà essere versata entro metà gennaio.

Durante un Cdm ‘lampo’, poco meno di un’ora proprio a cavallo del voto in Senato sulla decadenza di Silvio Berlusconi e del comizio dell’ex premier, il Governo ha così ”mantenuto l’impegno”, come ha spiegato il ministro dell’Economia, Fabrizio Saccomanni, e cancellato l’ultima parte dell’imposta nel frattempo ‘scomparsa’ e sostituita (dalla Iuc) con la Legge di Stabilità.

Stessa sorte tocca anche all’Imu ‘agricola’: per i fabbricati rurali e per gli imprenditori agricoli professionali relativamente ai terreni – spiega Palazzo Chigi – è prevista l’esenzione totale. Viene anche affrontato il tema delle cessioni immobiliari e si stabilisce che per facilitare il processo di dismissione del patrimonio immobiliare pubblico sia estesa anche alle Regioni e agli Enti locali la possibilità di cedere beni immobili a Cassa Depositi e Prestiti.

Per l’Imu si tratta di un esborso complessivo di 2,150 miliardi a carico totalmente del sistema bancario e assicurativo: il mancato gettito viene compensato tramite acconti e aumenti d’imposta a carico del settore finanziario e assicurativo. In dettaglio, – spiega la nota del Cdm – la copertura è composta: per 1,5 mld dall’aumento al 130% dell’acconto Ires e Irap dovuto per il 2013 dovuto dalle società del settore finanziario e assicurativo.

L’aliquota Ires viene elevata (per il solo 2013) al 36%. Per 650 mln circa: anticipo a carico degli intermediari finanziari sulle ritenute del risparmio amministrato (conto titoli). Ma qui interviene la seconda parte del decreto varato oggi: quello per la rivalutazione delle quote di Bankitalia che così – spiega Saccomanni – si avvia a diventare una public company. Ma la norma avrà un effetto positivo anche per le banche: le ricapitalizzerà rendendole più solide in vista degli stress test. Cioè dovranno pagare una una tantum di circa 1 miliardo ma vedranno aumentare il patrimonio. Inoltre potranno contare su dividendi annui per complessivi 3-400 milioni.

C’è inoltre sul piatto la norma inserita nella legge di bilancio per la svalutazione delle perdite sui crediti. Insomma se è vero che le banche pagheranno si cerca anche di sostenerle. La Banca d’Italia viene autorizzata così ad aumentare il proprio capitale mediante utilizzo delle riserve statutarie sino a 7,5 miliardi.

La Banca potrà distribuire dividendi annuali per un importo non superiore al 6% del capitale. Ciascun partecipante al capitale non potrà possedere – direttamente o indirettamente – una quota di capitale superiore al 5%. Per favorire il rispetto di tale limite, la Banca d’Italia potrà acquistare temporaneamente quote di altri soggetti. E in giornata si pone anche un altro importante tassello sul cammino delle privatizzazioni: il Cda di Cdp delibera l’avvio di tutte le attività propedeutiche al conferimento a Cdp Reti della quota detenuta in Terna, pari al 29,85%, con l’obiettivo di favorire l’ingresso di altri investitori in Cdp Reti, mantenendo il controllo.

Mentre per Sace e Fincantieri è probabile un percorso per la quotazione in Borsa. Per quanto riguarda via Nazionale il ministro spiega che ”Bankitalia si trasformerà in public company”. Il tetto al 5% per la partecipazione ”lascia la porta aperta a investitori europei”. Insomma sarà una struttura da public company ”di cui nessuno avrà il controllo”. Su questo ci sarebbe anche il placet europeo: ”il parere deve essere formalmente approvato dal consiglio dei governatori ma la proposta che conta di solito è quella della consulenza legale” che è favorevole al decreto per la rivalutazione delle quote di Bankitalia. Comunque per quanto riguarda le preoccupazioni della Bce in termini di indipendenza della banca centrale il provvedimento va nella giusta direzione”.

Un fondo per il taglio del cuneo alimentato con la spending review, la definizione puntuale del cosiddetto sostegno all’inclusione attiva per i poveri, l’aumento della platea delle pensioni che saranno indicizzate. E poi: le norme sulla costruzione di Stadi e per le concessioni delle spiagge. Il cantiere della manovra si sposta dal Senato alla Camera ma è ancora in pieno fermento. Insomma i lavori non sono ancora ultimati e altre novità sono in arrivo. Ecco una sintesi degli interventi più attesi.

TAGLIO CUNEO, RISORSE DA SPENDING – Il progetto di riduzione del cuneo fiscale, con un alleggerimento delle tasse sia sui lavoratori sia sulle imprese è uno dei nodi che sarà affrontato alla Camera. Il Senato ha già modificato le norme relative alle detrazioni per i lavoratori dipendenti, concentrando le risorse già stanziate ma spalmate su una platea più ampia, sui redditi medio bassi, sotto i 32.000 euro. Ora invece potrebbe arrivare una norma che impone l’utilizzo di tutte le risorse che arriveranno dalla spending review, cioè dalla revisione della spesa pubblica, per ridurre il cuneo fiscale. Su questo tema le parti sociali hanno lanciato un appello sul quale c’è stata una apertura del premier Enrico Letta. Potrebbe così nascere un fondo ”taglia tasse” alimentato con le risorse – si punta su 32 miliardi – dovute al lavoro del commissario, Carlo Cottarelli.

REDDITO MINIMO, VERSO DEFINIZIONE – Le risorse – 120 milioni in tre anni – ci sono. Il progetto per la realizzazione del ”sostegno all’inclusione attiva” (Sia) anche. Ma la norma del maxi approvata al Senato attribuisce le risorse alla cosiddetta carta acquisti, che e’ l’evoluzione della social card, estendendone l’attivazione su tutto il territorio nazionale. Alla Camera potrebbe arrivare una migliore definizione per l’attuazione di una prima sperimentazione di ”reddito minimo”

INDICIZZAZIONE PENSIONI – Il Senato non ha affrontato le proposte avanzate dai due relatori. Al momento la manovra prevede una stretta sull’indicizzazione, congelando le pensioni sopra i 1.500 euro. L’ipotesi e’ invece quella di garantire la rivalutazione per le pensioni quattro volte più alte del minimo, ovvero fino a poco meno di 2.000 euro. La copertura avanzata, che prevedeva un contributo di solidarietà sulle pensioni più ricche, è stata però utilizzata per alimentare il fondo della carta acquisti per i poveri.

CASA, NOVITA’ IN ARRIVO – Il tourbillon di acronimi forse è destinato a fermarsi. Ma le norme della nuova imposta unica comunale – che comprende Tasi, Tari e Imu seconde case – potrebbero subire nuovi ritocchi alla Camera. ”Vediamo se ci sono margini per migliorare ulteriormente”, ha detto il ministro per gli affari regionali, Graziano Delrio, con un occhio alle esigenze dei comuni.

STADI, CONFRONTO ANCORA APERTO – L’emendamento che prevedeva l’attribuzione di risorse ad un fondo per la costruzione di nuovi stadi, ma anche per ”insediamenti edilizi o interventi urbanistici di qualunque ambito o destinazione anche non contigui agli impianti sportivi” è stato cassato. Ma nemmeno l’ipotesi di eliminare la ”non contiguità” è riuscita a superare le polemiche. Strada impervia anche con la modifica – sempre ipotizzata – porre sui fondi il vincolo a non realizzare nuove cubature. Al momento, rinviando il nodo alla Camera, il Senato ha appostato le risorse – 45 milioni in tre anni – ad un ”fondo di garanzia” per l’ammodernamento (in termini di sicurezza e sviluppo) degli stadi già esistenti.

SPIAGGE, NODO RINVIATO – L’ipotesi, avanzata al Senato per coprire alcune misure, di vendere le aree demaniali vicine alle spiagge occupate da attività non ha trovato spazio nel maxiemendamento. Il tema, oltre a sollecitare la protesta di ambientalisti, richiede il coinvolgimento delle regioni e dell’Ue. Non è passata nemmeno l’idea di intervenire sulle concessioni, prevedendo periodi più lunghi. Gli stabilimenti balneari comunque in piccolo incasso lo hanno già fatto: nel maxiemendamento è prevista la possibilità di diluire in due rate i canoni di concessione non pagati nel 2013. (ANSA)