Accordo di libero scambio Ue-Giappone: festeggia made in Italy

1 Febbraio 2019, di Alessandra Caparello

Entra in vigore oggi  Jefta, l’accordo di partenariato economico UE-Giappone, un accordo di libero scambio, siglato lo scorso luglio e che ha dovuto affrontare un ultimo ostacolo risolto il 12 dicembre.

L’accordo mira a creare la più grande zona di libero scambio del mondo, coprendo un quarto dell’economia mondiale e riducendo le tariffe sui flussi commerciali per oltre 200 miliardi di dollari.

Entrambe le parti ridurranno vari dazi all’importazione, tra cui una tariffa del 10% sulle automobili giapponesi e una tariffa del 30% sui formaggi europei. L’Italia saluta con ottimismo all’accordo visto che avrà effetti benefici su alcuni importanti prodotti del Wine & Food italiano. Oltre al riconoscimento reciproco (perché anche l’Ue tutelerà i prodotti giapponesi) dei marchi dell’agroalimentare a Indicazione geografica.

Federalimentare non può che accogliere favorevolmente l’accordo di libero scambio tra Ue e Giappone che porterà grandi risultati in termini di export e di opportunità a tutta l’industria alimentare italiana.

Così commenta il presidente di Federalimentare, Ivano Vancodio. I formaggi italiani a pasta dura si vedranno progressivamente abbattere il balzello del 30% mentre saranno avviate agevolazioni all’import su formaggi erborinati, freschi e fusi. Voce fuori dal coro quella di Coldiretti, secondo cui l’intesa Ue-Giappone legittima la pirateria alimentare. Promuovendo quindi i prodotti Made in Italy fasulli.

Il punto è che da un lato i marchi italiani tutelati sono pochissimi, appena 18 del food e 28 di vini e alcolici. Ma soprattutto l’intesa consentirà che su quel mercato possano giungere imitazioni e falsi made in Italy prodotti altrove.

L’accordo che si preannuncia favorevole al Made in Italy è in fase di attuazione in attesa che il Regno Unito lasci la Ue. Ancora non è chiaro se i quasi 40 accordi di libero scambio dell’UE si riverseranno anche sulla Gran Bretagna dopo la Brexit. Soprattutto in caso di uscita “senza accordo”, queste operazioni probabilmente scadranno per il Regno Unito, danneggiando Londra e i suoi partner commerciali.