Abi: margini banche ridotti all’osso, tasse frenano prestiti

10 Luglio 2013, di Redazione Wall Street Italia

ROMA (WSI) – Le tensioni nel mercato del credito “sono destinate a proseguire nei prossimi mesi”. Lo ha sottolineato il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, secondo cui “l’aumento dei rischi pesa sulle politiche di offerta delle banche, frenando l’erogazione di prestiti e innalzandone il costo. Segnali in tal senso provengono dai sondaggi condotti sia presso le banche sia presso le imprese”.

“Le tensioni – ha aggiunto il governatore all’assemblea annuale dell’Abi – sono destinate a proseguire nei prossimi mesi. L’evidenza passata indica che il peggioramento della qualità del credito tende a protrarsi dopo l’inizio della ripresa ciclica”.

Le banche italiane “hanno ridotto all’osso i propri margini” e “non rappresentano più un comparto ricco, perchè risentono fortemente della crisi che incide direttamente sui fattori produttivi e realizza il sempre più grave deterioramento del credito”. Lo sottolinea il presidente dell’Abi, Antonio Patuelli, nella relazione per l’assemblea annuale dell’associazione bancaria.

“La forbice – afferma Patuelli – fra raccolta del risparmio e impieghi medi è passata da 300 punti base di prima della crisi ai circa 170 attuali, il margine più basso di tutta l’operatività commerciale di ogni genere in Italia”.

Le banche sono inoltre “oberate” da tasse “sproporzionate” che frenano l’aumento dei prestiti, precisa il numero uno dell’associazione.

“Ci rendiamo conto che non è maturo il momento della complessiva riduzione delle imposte sulle banche, anche se segnaliamo con forza che il comparto bancario e finanziario in genere è oberato da imposte deliberate soprattutto negli anni precedenti alla crisi e che sono oggi del tutto sproporzionate e rappresentano con il forte costo del rischio di credito di questi anni, il principale freno per aumentare i prestiti”.

Ancora, il debito pubblico va ridotto ma senza ricorrere alla patrimoniale o a misure “da economia di guerra”. “Non bisogna rassegnarsi- afferma Patuelli – all’inevitabilità della crescita del debito pubblico: in una fase di bassi tassi occorre invertire la tendenza e iniziare a ridurre il debito pubblico senza patrimoniali o misure da economia da guerra, ma – aggiunge – con accurate privatizzazioni delle proprietà mobiliari e immobiliari dello Stato e degli enti locali, che troppo spesso sono anche holding societarie e immobiliari”.

In ogni caso, l’Italia “si sta impoverendo” e per questo “occorrono sforzi decisi e convergenti per la ripresa dello sviluppo”. “Per uscire da questa grave e lunga crisi necessita innanzitutto una maturazione di consapevolezza e nuove rafforzate volontà di correzione delle anomalie italiane”.