A secco di fondi Bce: scatta l’ora delle banche italiane

5 Giugno 2012, di Redazione Wall Street Italia

New York – L’attenzione e preoccupazione e’ rivolta tutta alle banche spagnole. Tempo qualche mese e sara’ l’ora di quelle italiane. E’ bastato un grafico del maggiore hedge fund al mondo, Bridgewater, per ricordare al mondo intero quanto insignificanti possono essere i colloqui in corso in Europa sul salvataggio del sistema finanziario iberico.

Dal momento che il fondo salva stati ibrido EFSF/ESM non riuscira’ a garantire il denaro necessario nemmeno alla meta’ della liquidita’ di cui hanno bisogno gli istituti spagnole e italiane.

La tabella di Bridgewater riporta l’attenzione in particolare sul caso italiano. La Spagna e’ gia’ stata punita ampiamente, con un allargamento dello spread e un innalzamento dei tassi di interesse nei pressi della soglia critica di non ritorno del 7% (per i decennali), che ha significato ricorso ad aiuti esterni per Grecia, Portogallo e Irlanda. Allo stesso tempo la borsa di Madrid e’ da poco scivolata sui minimi di 12 anni.

L’Italia l’ha scampata quest’anno, ma ribassisti e speculatori potrebbero presto tornare all’attacco. Le banche italiane hanno assorbito una somma tale di prestiti a tassi vantaggiosi (nell’ambito del piano LTRO varato da Draghi mesi fa) da poter reperire per un’altra manciata di mesi finanziamenti sul mercato primario e – elemento ancora piu’ importante – sul secondario.

Come ci dice Bridgewater, tuttavia, il salvagente sara’ molto meno duraturo del previsto. Con un passivo di €48 miliardi di capitale residuo dalle operazioni di LTRO della Bce varate a dicembre, l’Italia non ha cash supplementare a sufficienza per poter soddisfare i suoi impellenti bisogni di rifinanziamento.

Roma rischia di rivivere l’incubo di novembre 2011, quando solo il sacrificio di Silvio Berlusconi ha evitato una catastrofe. Stavolta un cambio politico al vertice potrebbe non bastare.