Parte l’Opas di Poste su Tim: come funziona l’offerta e cosa cambia per azionisti, clienti e dipendenti
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Parte oggi, 20 luglio, l’Offerta pubblica di acquisto e scambio (Opas) con cui Poste Italiane punta ad assumere il controllo di Tim. Si tratta di una delle operazioni più importanti degli ultimi anni nel panorama industriale italiano, destinata a ridisegnare gli equilibri nei settori delle telecomunicazioni, dei servizi finanziari e della logistica.
L’operazione arriva dopo il via libera della Banca d’Italia e della Consob e rappresenta un nuovo capitolo per Tim, che negli ultimi anni ha profondamente cambiato il proprio assetto, anche in seguito alla cessione della rete fissa al fondo KKR.
Come funziona l’offerta di Poste su Tim
L’Opas è un’offerta mista, cioè prevede un corrispettivo composto sia da denaro sia da azioni Poste Italiane. Nel dettaglio, per ogni azione Tim conferita, Poste offre:
- 1,67 euro in contanti;
- 0,218 azioni ordinarie di nuova emissione di Poste Italiane.
Traducendo l’offerta in termini pratici, per ogni 500 azioni Tim l’azionista riceverà 835 euro in contanti e 109 azioni Poste Italiane. L’operazione punta a convincere gli azionisti a cedere i propri titoli offrendo non solo una componente monetaria immediata, ma anche la possibilità di partecipare al futuro del nuovo gruppo attraverso le azioni di Poste.
Perché l’operazione venga completata, Poste dovrà raggiungere almeno il 66,67% del capitale di Tim entro l’11 settembre. Se questa soglia non verrà raggiunta, la società potrà decidere di non procedere con l’acquisizione.
L’obiettivo dichiarato da Poste Italiane nel prospetto approvato da Consob è il delisting di TIM da Piazza Affari. Se l’operazione andrà a buon fine raccogliendo le adesioni necessarie, il titolo Tim verrà ritirato dal listino milanese.
Quanto vale davvero l’offerta e a cosa punta Poste
Il valore effettivo dell’Opas dipende anche dall’andamento dei titoli in Borsa. Alla chiusura di venerdì 17 luglio le azioni Tim valevano 7,80 euro, mentre quelle di Poste Italiane quotavano 27,84 euro. Inoltre, dall’annuncio dell’operazione il titolo Tim ha registrato un rialzo di circa il 30%, segno che il mercato ha accolto positivamente la prospettiva dell’acquisizione.
C’è però un altro elemento da considerare. Le azioni Poste utilizzate per pagare gli azionisti Tim saranno di nuova emissione. Questo comporterà un aumento del numero complessivo di titoli in circolazione e potrebbe determinare un effetto di diluizione, incidendo sul valore unitario delle azioni della società.
L’acquisizione non rappresenta soltanto un investimento finanziario. Nel documento d’offerta, Poste stima sinergie industriali per circa 700 milioni di euro, frutto dell’integrazione tra attività oggi complementari. L’idea è quella di costruire una piattaforma capace di riunire telecomunicazioni, servizi finanziari, pagamenti digitali, logistica ed energia. Un progetto che consentirebbe al gruppo di offrire ai clienti un ecosistema di servizi sempre più ampio, facendo leva sulla capillare presenza sul territorio di Poste e sulle competenze tecnologiche di Tim. In caso di successo dell’Opas, inoltre, Tim sarà ritirata dalla Borsa attraverso il cosiddetto delisting, diventando una società non più quotata sui mercati regolamentati.
Cosa cambia per i clienti Tim
Per gli utenti dell’operatore telefonico non sono previste modifiche immediate. Nel documento d’offerta, Poste precisa infatti di non aver ancora assunto decisioni definitive sulle future operazioni societarie che riguarderanno Tim dopo il completamento dell’acquisizione. Nel medio periodo, però, è ragionevole attendersi una crescente integrazione tra i servizi delle due aziende. I clienti potrebbero beneficiare di offerte commerciali congiunte che combinino telefonia, connessione internet, servizi finanziari, pagamenti digitali e altri prodotti già presenti nel portafoglio di Poste.
Anche i correntisti di BancoPosta e gli utilizzatori dei servizi postali potrebbero vedere nascere nuove soluzioni integrate, con un’offerta sempre più orientata alla digitalizzazione.
Nessun impatto previsto sull’occupazione
Uno degli aspetti più osservati riguarda i dipendenti di Tim, che complessivamente sono circa 25.600, di cui quasi 17 mila in Italia. Nelle grandi acquisizioni è frequente che si proceda alla razionalizzazione delle strutture e alla riduzione delle posizioni duplicate. In questo caso, però, Poste ritiene che i rispettivi business siano prevalentemente complementari e non sovrapposti. Per questa ragione, nel documento d’offerta la società afferma che, allo stato attuale, non sono previsti impatti sul personale né sui siti operativi delle due aziende.
L’Opas su Tim rappresenta una delle operazioni industriali più rilevanti degli ultimi anni in Italia. Se andrà in porto, darà vita a un gruppo con una presenza significativa in settori sempre più interconnessi, dalle telecomunicazioni ai pagamenti digitali, passando per logistica, energia e servizi finanziari. Per gli azionisti, le prossime settimane saranno decisive per valutare la convenienza dell’offerta. Per clienti e dipendenti, invece, non sono attesi cambiamenti nell’immediato, anche se il progetto industriale delineato da Poste lascia intravedere una progressiva integrazione dei servizi e un’evoluzione del modello di business di Tim all’interno di un gruppo più ampio e diversificato.