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Il petrolio tona a correre sui mercati internazionali. Questa mattina, il Brent con consegna a settembre è salito di oltre il 3%, riportandosi sopra la soglia psicologica dei 90 dollari al barile, 90,9 dollari al barile per la precisione, il livello più elevato dallo scorso 11 giugno, dopo aver già archiviato la settimana precedente con un rialzo vicino al 16%, il maggiore da aprile. Anche il West Texas Intermediate (WTI) ha guadagnato quasi il 3% sopra gli 84 dollari, ai massimi da metà giugno, consolidando una delle settimane più forti dall’inizio di marzo.
A sostenere il rally è soprattutto il deterioramento dello scenario militare tra Stati Uniti e Iran, che sta alimentando nuove preoccupazioni sulla continuità delle esportazioni energetiche attraverso lo Stretto di Hormuz, passaggio strategico per circa un quinto del commercio mondiale di petrolio.
Nuova escalation militare nel Golfo
La tensione in Medio Oriente è aumentata dopo che il Comando Centrale degli Stati Uniti (Centcom) ha confermato la nona notte consecutiva di raid contro obiettivi iraniani. Washington ha dichiarato di voler colpire le capacità militari utilizzate da Teheran per attaccare il traffico commerciale e le navi civili in transito nello Stretto di Hormuz.
Contestualmente, il Pentagono ha confermato la morte di un terzo militare americano nelle recenti operazioni, mentre proseguono le indagini sull’attacco contro personale statunitense avvenuto in Giordania.
Secondo il Centcom, i raid hanno interessato sistemi radar costieri, difese aeree, basi navali, depositi di missili e droni, oltre a unità dei Pasdaran ritenute responsabili dell’attacco del 17 luglio contro forze americane.
Dal canto suo, il Corpo delle Guardie della Rivoluzione islamica (IRGC) ha ribadito di mantenere il pieno controllo dello Stretto di Hormuz, affermando che “non passerà una sola goccia di petrolio, gas o fertilizzanti chimici”, secondo quanto riportato dall’agenzia semiufficiale iraniana Tasnim.
Traffico ridotto e timori per l’offerta mondiale
Tutto questo mentre le tensioni stanno già producendo effetti sulla navigazione commerciale. Secondo i dati elaborati da LSEG, nella giornata di ieri soltanto quattro navi hanno attraversato lo Stretto di Hormuz, contro le otto registrate il giorno precedente. Nelle ultime ore il centro britannico United Kingdom Maritime Trade Operations (UKMTO) ha inoltre segnalato un’imbarcazione in fiamme al largo della penisola di Musandam, in Oman.
L’Iran sostiene di aver immobilizzato due petroliere che avrebbero tentato di attraversare una rotta meridionale ritenuta non sicura, circostanza che non ha trovato conferme indipendenti. Parallelamente Washington continua a rafforzare la pressione navale nell’area, mentre Teheran ribadisce di voler colpire le navi che, a suo giudizio, violano le regole di navigazione nello Stretto.
Gli analisti: “Il mercato resta troppo ottimista”
Per gli operatori il rischio principale riguarda la possibilità che una riduzione prolungata dei flussi attraverso Hormuz possa rapidamente comprimere le scorte mondiali.
Intervistata da CNBC, Amrita Sen, fondatrice e direttore della ricerca della società di consulenza Energy Aspects, ritiene che il mercato continui a sottovalutare l’impatto della crisi. Secondo Sen, un rallentamento significativo del traffico marittimo, unito a livelli di scorte globali già ridotti, potrebbe facilmente spingere il Brent oltre i 100 dollari al barile.
L’esperta sottolinea inoltre come molti investitori mantengano ancora posizioni ribassiste aperte sul petrolio, contribuendo a rafforzare il movimento rialzista attraverso la chiusura forzata delle vendite allo scoperto. A suo giudizio, “il mercato resta sorprendentemente compiacente nonostante l’intensificarsi della crisi”.
Anche gli analisti di ING, in una nota ai clienti, osservano che il superamento della soglia dei 90 dollari riflette l’assenza di segnali di de-escalation nel Golfo. Se il confronto militare dovesse proseguire senza controllo, avvertono, il mercato potrebbe tornare a uno scenario caratterizzato da attacchi diffusi alle infrastrutture e al traffico marittimo regionale.
Analoga la valutazione di Amarpreet Singh, analista di Barclays, secondo cui le prossime settimane saranno decisive per comprendere quale livello di esportazioni petrolifere possa essere mantenuto in presenza dei blocchi navali contrapposti. Per Singh il mercato continua a sottovalutare il rischio per le scorte globali, oggi ai livelli più bassi degli ultimi cinque anni, una situazione molto diversa rispetto all’inizio del conflitto.