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Mps, è il giorno del cda: sul tavolo l’Opas di Intesa e l’opzione Banco Bpm

Giornata decisiva, quella odierna, per Monte dei Paschi di Siena. Il consiglio di amministrazione convocato dal presidente Cesare Bisoni è chiamato a esaminare le offerte sul tavolo e a definire una prima posizione rispetto alle prospettive strategiche della banca. Al centro dei lavori ci sarà innanzitutto l’Opas promossa da Intesa Sanpaolo, ma il board analizzerà anche la proposta ricevuta nelle scorse settimane da Banco Bpm, che potrebbe rappresentare la base per l’avvio di approfondimenti alternativi.

L’amministratore delegato Luigi Lovaglio sarà chiamato a illustrare le valutazioni maturate insieme agli advisor finanziari Ubs e Bank of America, in un passaggio destinato a orientare le prossime mosse dell’istituto senese.

Lovaglio: “L’offerta di Intesa spezza il progetto industriale”

La posizione del management appare già delineata sul piano industriale. Intervenendo sabato scorso a un incontro pubblico, Lovaglio ha espresso forti riserve sull’operazione proposta da Intesa Sanpaolo, sottolineando come il progetto comporterebbe di fatto la disgregazione dell’identità di Mps.
Per il numero uno della banca senese il tema non riguarda soltanto il profilo economico dell’offerta, ma soprattutto la perdita di valore derivante dalla frammentazione di un istituto che, grazie alla storica presenza sul territorio e alla forza del marchio Rocca Salimbeni, mantiene una base di clientela fidelizzata costruita in generazioni di attività.

Da questa impostazione deriva anche il dovere, più volte richiamato dallo stesso Lovaglio, di valutare ogni possibile soluzione capace di offrire prospettive industriali più favorevoli rispetto all’offerta ostile lanciata da Intesa.

Banco Bpm resta la pista alternativa

In questo contesto si inserisce la proposta avanzata da Banco Bpm, che il consiglio analizzerà come possibile alternativa strategica.
L’ipotesi di un’integrazione tra Siena e Piazza Meda presenta tuttavia diversi nodi da sciogliere. L’operazione richiederebbe infatti una struttura finanziaria in grado di offrire agli azionisti di Mps condizioni competitive rispetto alla proposta di Intesa, in un contesto di mercato che oggi vede Montepaschi capitalizzare circa 34,9 miliardi di euro, contro i 23,5 miliardi di Banco Bpm. Un divario che rende complessa l’ipotesi di una fusione tra pari evocata nei mesi scorsi.

Messina difende l’offerta: “Prezzo al massimo possibile”

Alla vigilia del consiglio di amministrazione, dall’assemblea dell’Abi è arrivata anche la replica di Intesa Sanpaolo.
L’amministratore delegato Carlo Messina ha definito quella presentata a Mps “un’offerta di mercato trasparente”, sostenendo che il corrispettivo proposto rappresenta “il massimo possibile”. A sostegno della valutazione, il manager ha richiamato i multipli di mercato, osservando che il rapporto tra prezzo e utili di Mps risulta ormai allineato a quello di grandi banche d’investimento internazionali come Morgan Stanley e Goldman Sachs.

Messina ha inoltre ribadito che l’operazione mira a rafforzare non solo Intesa Sanpaolo, ma l’intero sistema bancario nazionale e il posizionamento competitivo dell’Italia in Europa, aggiungendo che l’offerta è rivolta direttamente agli azionisti della banca senese, indipendentemente dalle valutazioni che saranno espresse dal consiglio di amministrazione.