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Mps apre il dossier aggregazioni. Messina (Intesa SanPaolo): “Vince chi offre di più”

Il Monte dei Paschi di Siena entra nel cuore del nuovo risiko bancario italiano. Il consiglio di amministrazione dell’istituto guidato da Luigi Lovaglio ha preso atto della proposta “non sollecitata” presentata da Banco Bpm, vale a dire non richiesta né promossa preventivamente dalla banca senese, e dell’offerta “non concordata”, ossia non preceduta da un accordo o da una negoziazione condivisa, lanciata da Intesa Sanpaolo – Unipol, annunciando che procederà alla valutazione di entrambe nel rispetto delle normative e dei regolamenti vigenti.

Nella nota diffusa al termine del cda presieduto da Cesare Bisoni, la banca toscana ha precisato che la riunione era stata calendarizzata prima degli annunci delle ultime ore e ha confermato che tutte le attività di integrazione con Mediobanca stanno proseguendo secondo il cronoprogramma già comunicato al mercato. Mps è assistita dagli advisor finanziari Ubs Europe e BofA Securities e dagli advisor legali BonelliErede e White & Case.

L’iniziativa di Banco Bpm, che ha aperto a una possibile aggregazione tra pari con l’istituto senese, è stata però rapidamente affiancata dalla contromossa di Intesa Sanpaolo. Il gruppo guidato da Carlo Messina ha infatti presentato un’Opas su Mps destinata a ridisegnare gli equilibri del sistema bancario nazionale e a coinvolgere direttamente Unipol e Bper.

Il ruolo di Unipol e il nodo antitrust

Proprio Unipol emerge come uno degli attori chiave dell’operazione. Il gruppo guidato da Carlo Cimbri è pronto a sostenere il progetto industriale predisposto insieme a Intesa Sanpaolo rilevando 635 filiali di Mps una volta completata l’offerta pubblica. Gli sportelli verrebbero successivamente conferiti a Bper, di cui Unipol è il principale azionista, dando vita ad un nuovo gruppo bancario.
L’operazione nasce dall’esigenza di superare i vincoli antitrust che impedirebbero a Intesa di incorporare integralmente la banca senese. Per finanziare il progetto, Unipol si è dichiarata disponibile a promuovere un aumento di capitale fino a 2,5 miliardi di euro, finalizzato a rafforzare il nuovo polo bancario.
Secondo Cimbri, il marchio Monte dei Paschi manterrebbe la propria identità e continuerebbe a operare sul mercato, seppure all’interno di una struttura più ampia.

“La storia di Montepaschi continua”, ha affermato il presidente del gruppo bolognese, sottolineando come l’operazione rappresenti una fase di sviluppo e non una discontinuità.

Piazza Affari premia il risiko

Il mercato ha intanto accolto con entusiasmo gli sviluppi della partita. Ieri, a fine seduta Mps ha registrato un rialzo del 12,96%, risultando il miglior titolo del listino milanese. In forte progresso anche Mediobanca (+11,98%), mentre Unipol ha guadagnato il 4,55% e Bper il 5,18%.

Più contenuta la performance di Banco Bpm (+0,83%), mentre Intesa Sanpaolo ha chiuso in lieve calo (-1,37%). Gli investitori stanno scommettendo sul valore potenziale delle operazioni straordinarie e sulle possibili ricadute che il riassetto potrebbe avere anche su altri protagonisti della finanza italiana, a partire da Generali, di cui Mediobanca detiene circa il 13%.

Messina: “Vince chi offre di più”

Nel corso della presentazione dell’operazione, l’amministratore delegato di Intesa Sanpaolo, Carlo Messina, ha ribadito la natura industriale e di mercato dell’offerta lanciata su Mps, escludendo letture legate a logiche di potere o di sistema. Interpellato sull’eventuale arrivo di un “cavaliere bianco” disposto a contrastare l’iniziativa di Intesa, magari attraverso una controfferta, il banchiere ha sottolineato che la partita si giocherà esclusivamente sulla capacità di creare valore per gli azionisti.

“Questa è un’operazione di mercato e vince chi offre di più”, ha affermato. “Se qualcuno è disponibile a pagare un premio per cassa più alto di quello che abbiamo messo noi, vuol dire che si giocherà la sua partita. La nostra è un’operazione di mercato, non di potere”.

Un messaggio rivolto tanto agli investitori quanto ai possibili concorrenti, nel momento in cui il risiko bancario entra nella sua fase più delicata. Messina ha inoltre indicato che, a operazione conclusa, alcuni dei principali soci privati di Mps, tra cui Delfin e il gruppo Caltagirone, potrebbero mantenere partecipazioni comprese tra il 6% e il 7% del capitale del nuovo assetto azionario.

Il governo osserva, Delfin resta alla finestra

Anche il ministero dell’Economia, storico azionista dell’istituto senese fino alla progressiva privatizzazione avviata nel 2023, ha confermato di essere stato informato delle iniziative in corso. In una nota il Tesoro ha sottolineato come le offerte riconoscano il percorso di valorizzazione compiuto dalla banca negli ultimi anni, dopo il profondo risanamento che l’ha riportata al centro delle strategie di consolidamento del settore.
Resta invece prudente Delfin, primo socio di Mps con il 17,5% del capitale. Dalla holding della famiglia Del Vecchio non sono arrivati commenti ufficiali, ma la società ha più volte espresso in passato una visione favorevole alle operazioni in grado di creare campioni nazionali e rafforzare la competitività del sistema finanziario italiano.
La partita, entrata nella sua fase decisiva, si giocherà ora sulla capacità dei contendenti di convincere gli azionisti e di ottenere il via libera delle autorità di vigilanza.