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Difesa, il vertice Nato riaccende gli acquisti a Piazza Affari. Vola Fincantieri

La difesa torna sotto i riflettori di Piazza Affari. Alla vigilia del vertice Nato di Ankara, gli investitori tornano a puntare sul comparto, sostenuto sia dalle prospettive di un rafforzamento della spesa militare dell’Alleanza sia dalle operazioni straordinarie annunciate da Fincantieri.

Il titolo del gruppo navalmeccanico è il migliore del Ftse Mib con un progresso di oltre il 10%, dopo aver comunicato quattro acquisizioni destinate a rafforzarne la leadership nel business della subacquea. In evidenza anche Leonardo (+4,5%) e Avio (+4,2%), che beneficiano del rinnovato interesse degli investitori verso il settore.

Fincantieri, shopping e obiettivi

Tornando a Fincantieri, oggi la società guidata da Pierroberto Folgiero, ha annunciato un investimento iniziale di circa 600 milioni di euro per acquisire il controllo di Next Geosolutions e rilevare le società WSense, Graal Tech e Defcomm, realtà italiane specializzate rispettivamente nelle geoscienze marine, nelle comunicazioni subacquee e Internet of Underwater Things, nei droni autonomi subacquei e nei droni autonomi di superficie.

L’operazione consentirà di costituire un polo della subacquea composto da otto società, con una presenza industriale in Italia, Regno Unito, Paesi Bassi, Norvegia ed Emirati Arabi Uniti. Il nuovo perimetro potrà contare su circa 1.500 addetti e ricavi pro forma pari a 1,1 miliardi di euro già nel 2026.
Per Next Geosolutions è stata raggiunta un’intesa vincolante per l’acquisto del 52,6% detenuto da Marnavi, sulla base di una valorizzazione di 780 milioni di euro, pari a 16,25 euro per azione. Una volta perfezionata l’operazione, Fincantieri lancerà un’offerta pubblica di acquisto sull’intero capitale.

Secondo il gruppo, le acquisizioni permetteranno di centrare con quattro anni di anticipo i target di crescita dell’underwater fissati nel Piano industriale 2026-2030. Il segmento raggiungerà già nel 2026 ricavi pro forma per 1,1 miliardi di euro ed Ebitda di 220 milioni, mentre il contributo aggiuntivo all’utile di gruppo supererà i 60 milioni di euro.
Le operazioni, finanziate con le risorse raccolte attraverso l’aumento di capitale da 500 milioni completato a febbraio e con la liquidità disponibile, non avranno impatti sulla guidance relativa alla leva finanziaria nel 2026. Al contrario, secondo il management miglioreranno gli obiettivi di redditività e generazione di cassa previsti per il 2028 e il 2030.

Il mercato torna a scommettere sul riarmo europeo

A sostenere l’intero comparto contribuisce anche il ritorno dell’attenzione sul tema della difesa in vista del summit Nato di Ankara. Secondo Gabriel Debach, market analyst di eToro, il mercato interpreta le recenti dichiarazioni provenienti dall’Alleanza come un segnale di svolta: la spesa militare non rappresenta più soltanto un vincolo di bilancio, ma diventa uno strumento di influenza strategica all’interno della Nato.

A fare da catalizzatore sono state le parole dell’ambasciatore statunitense presso la Nato, Matthew Whitaker, che ha evocato un’Alleanza “a due velocità”, nella quale i Paesi con maggiori investimenti nella difesa potrebbero beneficiare di priorità nell’accesso agli armamenti e di un maggiore peso decisionale.

È un passaggio importante perché sposta la discussione dal terreno contabile a quello strategico. La spesa militare non viene più letta solo come un costo di bilancio, ma come una condizione di accesso, influenza e peso negoziale dentro la NATO” spiega Debach .

Nella stessa direzione vanno le dichiarazioni del presidente Donald Trump sul tema del burden sharing. Il richiamo allo squilibrio tra i quasi 1.000 miliardi di dollari destinati dagli Stati Uniti alla difesa e i livelli di spesa dei principali alleati europei (90,5 miliardi per il Regno Unito, 66,5 miliardi per la Francia, 48,8 miliardi per l’Italia e 44,3 miliardi per la Polonia).

“Uno squilibrio definito “ridicolo” e che il mercato traduce in modo molto semplice: il riarmo europeo non è più solo una scelta tattica legata all’emergenza, ma una traiettoria strutturale” conclude Debach. 

In questo quadro, la prospettiva di un ciclo prolungato di investimenti nella difesa continua a sostenere le valutazioni del comparto europeo e, per riflesso, dei principali titoli quotati a Piazza Affari.