Mercati

Banco BPM: Crédit Agricole stringe la presa, partecipazione sale al 29,3%

In una fase di profondo riassetto del sistema bancario nazionale, il Crédit Agricole stringe la presa sul Banco BPM, portando la sua partecipazione al 29,3%. La banca francese, che a fine marzo deteneva il 22,9%, ha comunicato di aver incrementato la quota nel capitale dell’istituto di Piazza Meda attraverso acquisti sul mercato e strumenti derivati.
L’operazione avvicina Crédit Agricole al limite del 30%, oltre il quale scatterebbe l’obbligo di promuovere un’offerta pubblica di acquisto, pur restando entro il tetto del 29,9% autorizzato dalla Banca centrale europea.

Una strategia industriale di lungo periodo

Nel comunicato diffuso dal gruppo francese viene ribadita la natura strategica dell’investimento. Crédit Agricole sottolinea di avere “una presenza di lungo periodo e profondamente radicata sul mercato italiano” e di rimanere impegnata “a supportare l’economia” del Paese.

L’incremento della partecipazione, prosegue la nota, è “coerente con la strategia di investitore di lungo termine e partner di Banco BPM” e punta a sostenerne lo sviluppo. La banca evidenzia inoltre che l’operazione “rafforza la solida partnership industriale” già esistente tra i due gruppi nel credito al consumo e nel comparto assicurativo, oltre a “mettere in luce l’apprezzamento per le qualità di Banco BPM”.

Il rafforzamento della quota avrà un impatto patrimoniale contenuto: secondo le stime della banca francese, l’effetto sul coefficiente patrimoniale CET1 sarà pari a circa 35 punti base negativi.

Il risiko bancario accelera

L’aumento della partecipazione arriva in una fase di rinnovato fermento per il settore bancario italiano. A giugno Banco BPM aveva proposto una fusione tra pari con Monte dei Paschi di Siena, iniziativa seguita il giorno successivo dall’offerta di Intesa Sanpaolo sull’istituto senese per oltre 30 miliardi di euro. Operazioni che hanno riportato al centro il tema del consolidamento, destinato a ridisegnare gli equilibri del credito nazionale.

In questo contesto, la scelta di Crédit Agricole assume un significato che va oltre il semplice investimento finanziario. L’Italia è il principale mercato estero del gruppo francese e l’amministratore delegato Olivier Gavalda ne ha fatto una delle priorità strategiche. Dopo aver ottenuto dalla BCE il via libera a salire fino al 29,9% del capitale, la Banque Verte consolida ora il proprio presidio su Banco BPM, confermando tuttavia che l’operazione non è finalizzata all’acquisizione del controllo né prelude al lancio di un’offerta pubblica di acquisto.

Lo scenario di una possibile integrazione industriale

Al di là delle rassicurazioni di Crédit Agricole sulla natura finanziaria e di lungo periodo dell’investimento, il rafforzamento al 29,3% ha riacceso le speculazioni sul futuro di Banco BPM. Secondo una ricostruzione pubblicata dal Corriere della Sera, negli ambienti finanziari starebbe tornando d’attualità uno scenario già ipotizzato nell’estate del 2025: una possibile integrazione tra Banco BPM e Crédit Agricole Italia, la controllata italiana della Banque Verte.

L’operazione, secondo il quotidiano, consentirebbe al gruppo guidato dall’amministratore delegato Olivier Gavalda di combinare i circa 936 sportelli di Crédit Agricole Italia con gli oltre 1.400 di Banco BPM, creando il terzo operatore bancario del Paese per rete distributiva, alle spalle di Intesa Sanpaolo e del futuro gruppo risultante dall’integrazione tra Bper e Monte dei Paschi. L’aggregazione metterebbe inoltre insieme due istituti accomunati dalle radici popolari e cooperative e da un forte presidio nel finanziamento alle piccole e medie imprese.

Sempre secondo il Corriere, lo schema allo studio un anno fa prevedeva che fosse Banco BPM ad acquisire Crédit Agricole Italia, regolando il corrispettivo prevalentemente in azioni e valorizzando, nell’ambito della transazione, anche asset come Agos, Anima e le joint venture assicurative, con benefici anche sul piano del cosiddetto Danish compromise. Al termine dell’operazione Crédit Agricole arriverebbe a detenere circa il 35% del nuovo gruppo, mentre Giuseppe Castagna potrebbe mantenere un ruolo di vertice.

Resta tuttavia uno scenario tutto da verificare. Lo stesso quotidiano osserva che, rispetto a un anno fa, i rapporti di forza sono mutati: Banco BPM ha registrato una significativa rivalutazione in Borsa, con un progresso di circa il 57%, mentre il titolo Crédit Agricole è salito di circa il 9%, modificando le valutazioni economiche di un’eventuale operazione. Per il momento da Parigi continuano a ribadire che l’incremento della partecipazione risponde esclusivamente a una logica di investimento strategico di lungo periodo e non prelude a un’offerta pubblica di acquisto.