Fonte: Getty Images
“Sell in May and go away”: vendi a maggio ed esci dal mercato. È una delle frasi più ricorrenti in questo periodo dell’anno, spesso citata come se fosse una strategia consolidata piuttosto che una massima popolare. Eppure, come sottolinea David Pascucci, Market Analyst di XTB, questo motto “si scontra pesantemente con una realtà statistica assolutamente a sfavore della vendita a maggio”. Sul Nasdaq, ricorda l’analista, solo in poche occasioni si è registrato un maggio negativo capace di trascinare i mercati al ribasso nei mesi successivi. La storia, dunque, non premia chi vende per partito preso.
Un contesto macro che questa volta pesa
Detto questo, Pascucci avverte che la lettura statistica non basta: occorre valutare in quale contesto di mercato ci si trova e con quali condizioni macroeconomiche si arriva a maggio. E il quadro attuale presenta più di una fragilità.
Il primo elemento di attenzione è la divergenza tra i principali listini mondiali: il Nikkei ha guadagnato quasi il 100% in dodici mesi, mentre il Dax nello stesso arco temporale non ha prodotto alcun rendimento. Mercati disallineati, dunque, che rendono difficile una lettura univoca della direzione globale.
A pesare sullo scenario è anche il cosiddetto Buffett Indicator,l’indice che misura la capitalizzazione complessiva del mercato azionario in rapporto al Pil. Secondo i dati richiamati da Pascucci, il rapporto si attesta oggi al 227%, “livelli mai visti neanche durante la bolla delle dotcom”. Un segnale che, storicamente, ha sempre suggerito cautela.
Sul fronte della volatilità, il Vix si mantiene ancora a ridosso di quota 20, dopo diverse settimane di rialzo: un livello che, spiega l’analista, riflette un’incertezza tutt’altro che rientrata sui mercati finanziari.
Il petrolio come variabile doppiamente rischiosa
Tra le criticità individuate da Pascucci figura anche la tensione sul prezzo del petrolio, che apre a due scenari entrambi potenzialmente negativi: da un lato un’inflazione destinata a restare elevata per un periodo prolungato, dall’altro un possibile rallentamento economico su scala globale. Una combinazione che, se si materializzasse, potrebbe mettere le banche centrali in una posizione particolarmente delicata.
Sul fronte della politica monetaria, l’analista di XTB osserva che gli istituti centrali sembrano oggi nella condizione di poter eventualmente modificare il loro orientamento, ma solo a determinate condizioni — prima fra tutte un’inflazione durevolmente elevata, “condizione che richiede tempo per essere verificata”. Nel breve, dunque, l’incertezza domina lo scenario globale, tanto sul piano economico quanto su quello finanziario.
Il verdetto: statistica contro contesto
In questo maggio, conclude Pascucci, “sembrano esserci diverse condizioni per avverare il “sell in May and go away”. Eppure, le regole strutturali dei mercati restano invariate: nel lungo periodo, le Borse tendono a salire, offrendo agli investitori una copertura dall’inflazione. Un caposaldo della teoria degli investimenti finanziari che, per quanto messo alla prova dalle contingenze, difficilmente viene scalfito da un adagio stagionale.