Mercati

È il giorno della BCE, cosa farà oggi e nei prossimi mesi

Dopo la Fed, oggi tocca alla BCE annunciare le decisioni di aprile sui tassi. Il verdetto appare scontato: mercati e analisti si aspettano che il Consiglio direttivo lasci il costo del denaro fermo al 2%. A sostenere l’ipotesi di una pausa è il quadro inflattivo: la componente core si è attestata al 2,3% a marzo e la trasmissione dei rincari energetici alle componenti di fondo resta, per ora, limitata. Uno shock recente, quello legato ai prezzi dell’energia, ancora troppo incerto, per durata ed effetti sull’economia reale, per giustificare una risposta di politica monetaria. L’attenzione si concentra quindi sulla conferenza stampa della presidente Lagarde, alle 14.45, da cui gli operatori cercheranno indicazioni sulla traiettoria futura.

Inflazione in risalita, ma la core resta contenuta

Il rischio inflazione resta centrale. L’inflazione headline ha già accelerato al 2,6% a marzo e non si ferma. Josefina Rodriguez, economista di Vanguard, stima che ad aprile possa salire fino al 3,1%, “trainata principalmente dall’aumento dei prezzi dell’energia”.

L’inflazione di fondo, per contro, dovrebbe muoversi solo marginalmente. Il problema è che i segnali anticipatori si stanno deteriorando: la componente dei prezzi alla produzione nel Pmi di aprile è aumentata bruscamente, e sia le aspettative di inflazione dei consumatori sia le intenzioni di prezzo delle imprese sono in risalita.

Rodriguez ha rivisto al rialzo la previsione sull’inflazione complessiva 2026 di 0,9 punti percentuali, portandola al 2,5%, e quella core di 0,3 punti al 2,1% nello scenario in cui il petrolio si attesti mediamente a 90-100 dollari al barile e il gas intorno a 60 euro/MWh.

Robeco: “Margine di attesa, ma non illimitato”

Martin Van Vliet, Global Macro Strategist di Robeco, ricorda che Christine Lagarde ha sottolineato come la BCE affronti questa fase “da una posizione relativamente solida, con un’inflazione vicina all’obiettivo e tassi intorno al livello neutrale” — condizioni ben diverse dallo shock del 2022. Il margine di attesa esiste. Ma Van Vliet avverte che non è illimitato: se i prezzi dell’energia restassero ai livelli attuali, il suo scenario di base prevede rialzi da 25 punti base a giugno e settembre. Per spingersi oltre i 50 punti base complessivi servirebbe un nuovo rincaro energetico; per escludere del tutto interventi restrittivi, il Brent di dicembre dovrebbe scendere sotto i 75 dollari al barile. Il Brent viaggia oggi intorno sopra i 100 dollari al barile.

Aspettative sotto osservazione

Un elemento chiave resta dunque quello delle aspettative di inflazione. Le misure di mercato hanno mostrato un aumento nelle fasi iniziali dello shock energetico, per poi stabilizzarsi poco sopra il 2%, in linea con la media degli ultimi anni.

Più rilevanti, però, i segnali provenienti dai consumatori: secondo la stessa BCE, le aspettative a 12 mesi sono salite fino al 4%, mentre quelle a tre anni si attestano intorno al 3%. Un’evoluzione che, se persistente, potrebbe influenzare anche le aspettative di lungo periodo, quelle decisive per la politica monetaria.

Sul fronte della comunicazione, il consenso tra gli analisti è per una linea prudente. Rimeu di Crédit Mutuel prevede che la BCE “mantenga un approccio guidato dai dati e meeting per meeting”. Nessuna forward guidance, dunque, ma decisioni “caso per caso”, anche a costo di una certa opacità operativa. Una linea coerente con un contesto in cui non emergono né urgenze inflazionistiche immediate né segnali di forte deterioramento dell’attività economica.

La vera svolta resta attesa a giugno, quando saranno disponibili le nuove proiezioni macroeconomiche dello staff BCE. Sarà in quell’occasione che Francoforte dovrà chiarire la direzione.