Fonte: Getty Images
Nel 2025 la longevità non è più soltanto un tema demografico, ma un fattore che incide in modo diretto sulla gestione del reddito delle famiglie italiane. A evidenziarlo è l’analisi del Centro Studi di Coverflex, basata su un campione di oltre 65.000 lavoratori, che mostra un cambiamento profondo nelle priorità di spesa legate alla cosiddetta “family care”.
Il dato più rilevante riguarda proprio la distribuzione delle risorse: per la prima volta nel 2025, la spesa destinata all’assistenza di genitori e nonni supera quella rivolta ai figli. Nel dettaglio, il 54% della spesa complessiva di family care è destinato all’elder care, mentre il 44,6% riguarda i figli a carico. Si tratta di una inversione significativa che riflette l’impatto dell’invecchiamento della popolazione e dell’allungamento della vita media.
La “generazione sandwich” diventa la nuova normalità
Questo cambiamento si inserisce in un contesto più ampio in cui cresce il numero di lavoratori che si trovano a gestire contemporaneamente figli e genitori anziani, la cosiddetta “generazione sandwich”. Non si tratta più di una condizione eccezionale, ma di una realtà sempre più diffusa nel mercato del lavoro contemporaneo. Di conseguenza, anche la gestione del reddito familiare cambia natura: non riguarda più soltanto l’educazione dei figli o le spese ordinarie, ma include in modo crescente i costi dell’assistenza agli anziani. Chi assiste un genitore anziano destina in media circa 4.350 euro all’anno del proprio piano welfare aziendale a questa specifica voce di spesa.
Welfare aziendale sempre più centrale nei bilanci familiari
Il confronto con le spese legate ai figli mostra dinamiche differenti. Nel caso dell’education, il 77,3% della spesa è destinato a figli fiscalmente a carico e la spesa media per dipendente è cresciuta del 14% in un anno, passando da 1.968 euro nel 2024 a 2.249 euro nel 2025. L’elder care, invece, concentra una quota più significativa del budget su situazioni spesso urgenti e meno prevedibili.
In questo scenario il welfare aziendale sta cambiando ruolo. Non è più soltanto un insieme di benefit accessori, ma uno strumento concreto di gestione del reddito familiare, sempre più utilizzato per coprire spese strutturali della vita quotidiana.
Il disallineamento tra regole fiscali e bisogni reali
Un elemento chiave emerso dall’analisi riguarda il divario tra bisogni reali delle famiglie e criteri normativi. Secondo il Centro Studi di Coverflex, solo 1 dipendente su 5 tra coloro che utilizzano il welfare per l’assistenza ai genitori anziani dichiara il familiare come “a carico” secondo le soglie fiscali. Gli altri, pur non rientrando formalmente nei limiti previsti, utilizzano comunque il welfare aziendale per sostenere le spese di cura. Questo crea una fascia di lavoratori “invisibili” dal punto di vista normativo, ma pienamente attivi nella gestione economica dell’elder care.
Il quadro si inserisce in una trasformazione più ampia del mondo del lavoro. Il Report Retribuzione 2025 di Coverflex evidenzia che l’87% degli italiani considera la retribuzione la priorità principale, ma cresce anche l’attenzione verso la conciliazione vita-lavoro. Tuttavia, solo il 31% dei lavoratori si dichiara soddisfatto del proprio pacchetto welfare, segnale di un disallineamento ancora significativo.
Nel complesso, il fenomeno racconta una trasformazione strutturale: l’aumento della longevità sta ridefinendo il modo in cui le famiglie italiane gestiscono il reddito, spostando progressivamente risorse verso l’assistenza agli anziani e rendendo il welfare aziendale uno strumento sempre più centrale nell’equilibrio economico delle famiglie.