Economia

Fed, tassi fermi e rischio stagflazione: cosa aspettarsi dalla riunione di domani

L’appuntamento è fissato per domani, 29 aprile, alle 20 italiane. È allora che la FED alzerà il velo sulle decisioni prese in merito al costo del denaro. Cosa aspettarsi? Gli analisti sembrano tutti d’accordo: la banca centrale americana resterà alla finestra, lasciando i tassi invariato al 3,5-3,75%, almeno fino a quando la situazione macro sarà più favorevole ad un allentamento. I future sui Fed Funds indicano una probabilità del 100% che i tassi restino invariati nella riunione imminente, con uno scenario di “higher for longer” che potrebbe estendersi per tutto l’anno. Resterebbero così ancora non ascoltate le richieste pressanti del presidente Donald Trump, che da tempo spinge per un taglio del costo del denaro.

Le previsioni di Dalio

Nel pieno di una fase di incertezza macroeconomica, torna a farsi sentire la voce di Ray Dalio, fondatore di Bridgewater Associates, che lancia un avvertimento netto sulla traiettoria dell’economia statunitense e sulle prossime mosse della politica monetaria. Secondo Dalio, gli Stati Uniti sarebbero già entrati in un contesto di stagflazione, caratterizzato dalla coesistenza di crescita debole e pressioni inflazionistiche persistenti. Una combinazione che, storicamente, limita fortemente il margine d’azione delle banche centrali.

“Siamo certamente in una fase stagflazionistica”, ha dichiarato in un’intervista a CNBC, sottolineando come l’inflazione resti “più lontana dal target” di quanto i policymaker possano permettersi di ignorare.

Le dichiarazioni arrivano in un momento delicato per la Federal Reserve, mentre si avvicina il possibile passaggio di consegne tra l’attuale presidente Jerome Powell e il suo potenziale successore Kevin Warsh. Dalio è esplicito: un eventuale taglio dei tassi in questa fase rappresenterebbe un errore strategico.

«Rischierebbe di perderere credibilità”, ha affermato, evidenziando come la fiducia nella banca centrale sia un asset cruciale, soprattutto in una fase di inflazione elevata e aspettative ancora instabili.

Il ragionamento si inserisce in un contesto globale in cui le principali economie avanzate mantengono un approccio prudente. “Guardando alle politiche monetarie degli altri Paesi, non si vede una tendenza al taglio dei tassi”, ha aggiunto Dalio, rafforzando l’idea che un allentamento prematuro potrebbe isolare la Fed.

In questo quadro, Dalio ribadisce una raccomandazione già nota agli investitori istituzionali: mantenere una quota di portafoglio in oro. L’indicazione è chiara: un’esposizione compresa tra il 5% e il 15% al metallo prezioso può fungere da efficace diversificatore, soprattutto in scenari di inflazione persistente e instabilità sistemica.

Le stime degli analisti

Sul fronte delle case di investimento, il quadro resta articolato ma converge su una parola chiave: prudenza. Secondo Robeco, il contesto resta estremamente incerto anche alla luce delle tensioni geopolitiche. Il conflitto in Medio Oriente “ha aumentato in modo significativo l’incertezza sulle prospettive dei tassi d’interesse”, costringendo la Fed a considerare anche scenari meno accomodanti.

Durante l’ultima conferenza stampa, ricorda la casa olandese, Jerome Powell ha sottolineato che i tassi si collocano “intorno al confine tra restrittivi e non”, aggiungendo che, “in assenza di ulteriori progressi sull’inflazione, i tagli dei tassi non sarebbero appropriati”. Una posizione che rafforza l’idea di una pausa prolungata, pur in presenza di proiezioni che indicano tassi più bassi nel medio periodo.

Lo scenario centrale di Robeco resta comunque orientato a un allentamento graduale: la società prevede due tagli nel corso dell’anno, probabilmente sotto la guida di Kevin Warsh, ma segnala rischi rilevanti legati sia a una possibile escalation geopolitica sia alla tenuta del mercato del lavoro.

Una visione in parte convergente arriva anche da UBP, secondo cui la Fed potrebbe guardare oltre le pressioni inflazionistiche di breve periodo e tornare a concentrarsi sul rallentamento dell’occupazione. In questo contesto, gli esperti ritengono che l’istituto centrale sia destinato a “ridurre i tassi a livelli neutrali”, con il mercato che ha già iniziato a prezzare il ciclo di tagli atteso per il 2026.

Più focalizzato sulla riunione imminente è invece il giudizio di MFS Investment Management. Per gli economisti della società “è quasi certo che il FOMC manterrà invariato il target range dei tassi”, ribadendo un approccio attendista. Il messaggio sarà che la politica monetaria è in una posizione favorevole per “attendere e osservare” l’evoluzione di inflazione e crescita.

Non mancano tuttavia elementi di tensione interna: dai verbali emerge infatti anche una componente minoritaria favorevole a ulteriori rialzi, qualora i rischi inflattivi dovessero materializzarsi. In questo quadro, osservano gli analisti, Jerome Powell potrebbe ribadire che “le prospettive dipendono dall’andamento del conflitto”, mantenendo aperte tutte le opzioni.