Mercati

Franco svizzero: il porto sicuro che continua a crescere e attirare nuovi investitori

In un momento di grande incertezza e volatilità, il franco svizzero sorprende i mercati e oggi è uno dei pochi asset (insieme al dollaro) che ha registrato una crescita costante dall’inizio delle recenti tensioni in Iran. Se da un lato la sua forza è vista come un rifugio sicuro dagli investitori, dall’altro la sua forza sta però cominciando a pesare sulle dinamiche economiche della Confederazione elvetica.

Perché il franco svizzero continua a salire

In tempi di incertezza internazionale, come quella generata dalle crisi geopolitiche recenti, il franco svizzero è percepito come un “bene rifugio”. Gli investitori tendono a spostare capitali verso valute considerate stabili, sicure e sostenute da economie solide. La Svizzera, con la sua stabilità politica, la trasparenza fiscale e la bassa inflazione, rappresenta proprio questo porto sicuro.

Attualmente il cambio franco-euro è ai massimi storici recenti: un franco vale circa 1,095 euro. Rispetto all’anno precedente, la valuta elvetica ha guadagnato oltre il 4% sull’euro e più del 9% sul dollaro americano. Un trend che, seppur positivo per chi detiene franchi, non è privo di conseguenze per l’economia reale.

Tuttavia, la forza del franco elvetico è una lama a doppio taglio. Da una parte, i vantaggi principali sono che i beni importati diventano meno costosi, riducendo i costi delle materie prime e dell’energia. Inoltre il franco svizzero forte aiuta a mantenere bassa l’inflazione, un aspetto cruciale per il potere d’acquisto dei cittadini.

D’altro lato, gli svantaggi sono che i prodotti svizzeri destinati all’export, come orologi, macchinari di precisione o cioccolato, diventano più costosi all’estero, penalizzando la competitività. Le esportazioni, che rappresentano oltre la metà del Pil svizzero, possono rallentare, mettendo pressione sulle aziende e sui posti di lavoro. Per questo motivo, sebbene i lavoratori frontalieri italiani gioiscano nel vedere i propri stipendi pesare di più in euro, le imprese svizzere iniziano a lanciare segnali di allarme.

L’intervento della BNS: addio tassi negativi, spazio agli acquisti di valuta estera

Normalmente, una banca centrale può intervenire sul valore della moneta agendo sui tassi di interesse: aumentandoli per rafforzare la valuta o abbassandoli per indebolirla. Tuttavia, la BNS si trova oggi in una situazione particolare: il tasso di riferimento è già allo 0%. Scendere ulteriormente significherebbe tornare ai tassi negativi, una misura che in passato ha creato problemi a risparmiatori e istituti bancari.

Che gli ostacoli all’introduzione di tassi d’interesse negativi sono significativi lo ha sottolineato di recente il presidente della direzione della Banca Nazionale Svizzera (BNS), Martin Schlegel. “Si tratta di una sfida importante per molti operatori economici”, ha spiegato durante la conferenza stampa in cui ha commentato la decisione di mantenere il tasso di riferimento allo 0,0%.

Durante la sessione di domande, il presidente della BNS è stato interrogato anche sulla maggiore disponibilità dell’istituto a intervenire sul mercato dei cambi. Schlegel ha scelto di non entrare nei dettagli: “Significa semplicemente che siamo più pronti”, ha detto, aggiungendo con un sorriso: “Cosa accadrà dopo? Lo vedrete al momento giusto. O forse no”.

Il franco come rifugio e sostituto del rendimento: la view di UBP

La solidità del franco impone però un cambio di approccio agli investitori. Secondo Michaël Lok, Group CIO e Co-CEO Asset Management di UBP, in un contesto di tassi bassi e di normalizzazione della politica monetaria svizzera, la forza del franco richiede strategie più audaci e diversificate per ottimizzare i rendimenti.

Il franco si conferma una valuta rifugio il cui apprezzamento costante funge da sostituto del rendimento, un fenomeno strutturale che si protrae da oltre venticinque anni. Lok paragona la funzione del franco a quella dell’oro: in fasi di alta volatilità o tensioni geopolitiche, entrambe le risorse offrono una protezione naturale contro il rischio e la perdita di valore degli asset più rischiosi.

Tuttavia, la solidità del franco ha un costo: il basso rendimento. Gli investitori devono rivedere le strategie tradizionali, accettando un livello maggiore di rischio per non rinunciare a opportunità di crescita. Lok infine sottolinea che il successo dipende dal giusto bilanciamento tra esposizione internazionale e copertura valutaria, in modo da conciliare la protezione offerta dalla valuta elvetica con le possibilità di rendimento presenti in altri mercati, in particolare quello statunitense.