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Mercati con il fiato sospeso: come gestire la volatilità in tempo di guerra

I mercati finanziari internazionali restano appesi a ogni dichiarazione ufficiale mentre il conflitto tra Stati Uniti e Iran si avvicina al primo mese. A sottolinearlo è Gary Cohn che invita gli investitori a prepararsi a una fase di forte instabilità, dove emozioni e geopolitica giocano un ruolo determinante.

Mercati sensibili a ogni segnale: guerra in primis

Secondo l’ex direttore del National Economic Council, parlando alla Fox, la volatilità è un’arma a doppio taglio: può rappresentare un’opportunità, ma anche un rischio significativo. “Penso che la volatilità possa essere un’amica, ma anche un’avversaria”, ha affermato. “Perché, ricordate, sono la paura e l’avidità a guidare i mercati. La volatilità alimenta la paura e alimenta l’avidità” ha spiegato Cohn, evidenziando come le oscillazioni amplifichino entrambe le componenti, rendendo i movimenti dei prezzi più imprevedibili.

Dall’inizio dell’escalation in Medio Oriente, gli operatori finanziari reagiscono in tempo reale a ogni aggiornamento sul conflitto. Le parole dei leader politici e le decisioni strategiche hanno un impatto immediato su borse, materie prime e valute.

Nello scenario attuale un punto critico – guardato con particolare attenzione – è rappresentato dallo Stretto di Hormuz, snodo fondamentale per il commercio energetico globale. Circa il 20% delle forniture mondiali di petrolio e gas naturale transita da questo passaggio: le restrizioni al traffico marittimo stanno già producendo effetti tangibili sui prezzi.

E la conseguenza immediata per tutti è sul costo della benzina che è aumentato sensibilmente nelle ultime settimane, con ripercussioni dirette sui consumatori e sull’intero sistema economico. Il rincaro dell’energia, infatti, si trasmette rapidamente a trasporti, produzione e inflazione.

Per Cohn, il prezzo del petrolio quindi è oggi il principale indicatore da monitorare. Le sue variazioni stanno influenzando non solo i mercati azionari, ma anche altre asset class. “Al momento, la direzione dell’economia – sia nel breve che nel lungo periodo – dipende in larga misura da ciò che accade in Medio Oriente”, ha osservato. Nonostante il contesto complesso, altri fondamentali economici restano relativamente solidi: è l’energia, dunque, a fare la differenza.

Come affrontare la volatilità

In un contesto così incerto, la parola chiave per gli investitori è pianificazione. I mercati, sottolinea Cohn, possono cambiare direzione rapidamente anche sulla base di informazioni parziali o anticipate. Avere una strategia chiara su quando entrare o uscire dalle posizioni diventa essenziale per sfruttare le opportunità create dalla volatilità. Le fasi turbolente, infatti, possono offrire punti di accesso o di realizzo che in condizioni normali sarebbero difficili da individuare.

“Ciò che la volatilità implica è che bisogna avere un piano d’azione. Se sapete dove volete comprare e sapete cosa volete vendere, avrete opportunità di entrare e uscire dai mercati che forse non avevate visto e non pensavate fossero possibili.”

Il rischio maggiore resta quello di lasciarsi guidare dalle emozioni. Decisioni prese sotto l’effetto della paura o dell’avidità possono compromettere anche le strategie più solide. Cohn mette in guardia da una delle illusioni più diffuse tra gli investitori: quella di riuscire a comprare sempre ai minimi e vendere ai massimi. “Nessun professionista ci riesce con costanza”, ha spiegato, invitando a un approccio più realistico e disciplinato.

In un mercato dominato dall’incertezza geopolitica, quindi la differenza non la fanno le previsioni perfette, ma la capacità di gestire rischio, tempismo e reazioni emotive. Cohn hae rivelato che l’errore più grande che gli investitori possono commettere è agire per “paura o avidità” quando decidono di fare mosse importanti o di rimanere cauti.

“Quando pensi che qualcosa sia davvero conveniente, devi comprarlo. Non puoi aspettare che diventi ancora più conveniente. E penso che gli investitori tradizionali cerchino sempre di comprare al minimo e vendere al massimo. Come investitore professionista, non ho mai comprato al minimo e venduto al massimo in vita mia”, ha concluso.

GAM: “Non fuggire dall’incertezza ma attraversarla con disciplina”

Il vero porto sicuro è un portafoglio ampiamente diversificato, costruito con disciplina, coerente con gli obiettivi di lungo periodo sottolinea Carlo Benetti, Market Specialist di GAM.

I mercati non reagiscono alla guerra ma all’incertezza che essa produce. Nel contesto di incertezza radicale, l’investitore razionale non elabora previsioni ma si concentra sul metodo e mantiene un portafoglio molto diversificato. Storicamente, le reazioni dei mercati agli shock geopolitici sono state spesso violente ma temporanee. In condizioni di incertezza radicale, il metodo vale più degli scenari, utili per strutturare il pensiero, ma rischiano di illuderci di conoscere il futuro quando in realtà stiamo solo descrivendo i nostri bias cognitivi.

L’esito del conflitto è ignoto sottolinea l’analista che però fornisce una dritta.

Possiamo però costruire portafogli robusti a più esiti possibili invece che ottimizzati per uno solo. La diversificazione, in questo senso, non è una rinuncia al rendimento, ma una forma di protezione contro l’illusione di sapere. La regola aurea è evitare reazioni emotive. Le crisi geopolitiche spingono all’azione impulsiva, ma spesso è proprio lì che si commettono gli errori più costosi. Diversificare con consapevolezza e mantenere una quota di liquidità non per paura, ma per cogliere opportunità quando si presentano. Infine, la regola più importante: restare fedeli al proprio metodo di investimento. I mercati possono restare irrazionali più a lungo di quanto un investitore possa restare solvente ricordava Keynes, che fu un grande economista e un diavolo di investitore. La risposta non è fuggire dall’incertezza, ma attraversarla con disciplina”.