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Archiviato un 2025 a due velocità, IG Group Holdings, operatore leader nel settore di CFD, mette sul tavolo un possibile trasferimento della quotazione da Londra a New York. Secondo quanto riportato da Bloomberg, il gruppo sta valutando un’ampia revisione strategica che include anche la sede legale e possibili acquisizioni.
L’obiettivo: più investitori e maggiore flessibilità
Il progetto si inserisce in una strategia di crescita che punta a migliorare l’accesso ai mercati dei capitali globali. Una presenza diretta a Wall Street consentirebbe a IG di aumentare la visibilità presso gli investitori istituzionali americani, rafforzare il posizionamento competitivo del gruppo, attrarre nuovi capitali e ampliare il perimetro di operazioni straordinarie.
L’eventuale trasferimento di IG si inserisce in una tendenza più ampia che vede sempre più operatori focalizzati su CFD e derivati alla ricerca di opportunità di espansione negli Stati Uniti. Un esempio è Plus500, che ha sviluppato una presenza significativa nei futures e nei mercati predittivi americani, mantenendo però la quotazione a Londra.
La società mantiene per ora un approccio prudente. Un portavoce ha dichiarato che la revisione strategica è finalizzata alla massimizzazione del valore per gli azionisti e che è prematuro trarre conclusioni su un eventuale cambio di sede di quotazione. Resta comunque centrale il ruolo del Regno Unito, definito un mercato “sostanziale e in crescita”.
Conti 2025: crescita solida ma redditività sotto pressione
Sul fronte dei risultati, IG Group Holdings ha chiuso l’esercizio fiscale 2025 con numeri complessivamente in linea con le attese, registrando ricavi pari a circa 1,123 miliardi di sterline e un EBITDA di 531 milioni, corrispondente a un margine del 47,3%. La crescita è stata sostenuta in particolare dall’attività di trading, con ricavi netti saliti a circa 1,005 miliardi (982 milioni su base organica), mentre i ricavi organici complessivi si sono attestati a 1,096 miliardi, poco sotto le stime di consenso.
Sul piano operativo, l’incremento dell’EBITDA (+1%) si è accompagnato a una compressione dei margini, riflesso sia del calo dei tassi di interesse sia dell’aumento degli investimenti in marketing e iniziative strategiche. L’utile per azione rettificato è cresciuto del 5% a 115,3 pence, sostenuto da riacquisti di azioni proprie – cui si aggiunge un nuovo programma da 125 milioni di sterline – mentre sul fronte commerciale si segnala una forte espansione della base clienti, trainata anche dall’acquisizione di Freetrade.
Nel trimestre chiuso a fine febbraio i ricavi hanno mostrato una crescita più moderata (+2% a 274 milioni), ma il gruppo guarda al 2026 con indicazioni di ulteriore sviluppo, prevedendo ricavi trimestrali intorno a 300 milioni e un EBITDA atteso in area 538 milioni, in linea con il consenso.