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Dopo il blitz su Commerzbank, Orcel rilancia il confronto tra le parti e chiarisce la natura dell’operazione: non una mossa ostile fine a sé stessa, ma uno strumento per sbloccare l’impasse. L’a.d. di UniCredit, intervenendo alla European Financial Conference di Morgan Stanley, ha spiegato che l’offerta nasce per creare le condizioni di un dialogo diretto tra tutti gli stakeholder. Il riferimento è all’offerta pubblica di scambio avanzato da Piazza Gae Aulenti per spingersi oltre il 30% della banca tedesca. Unicredit detiene il 26% in forma diretta e un’ulteriore esposizione di circa il 4% tramite total return swap.
In sintesi, l’obiettivo è “rompere lo stallo” che negli ultimi mesi ha congelato ogni possibile evoluzione. Orcel ha inoltre aperto alla possibilità di rivedere i termini economici, ma solo a valle di un confronto costruttivo. “Se passeremo da una situazione di rottura dello stallo ad avere avuto un confronto con un risultato positivo, con il sostegno a una visione comune, a una strategia comune, allora sicuramente potremo rivedere i termini”, migliorando il premio per gli azionisti.
Il perimetro del confronto
Il banchiere ha ribadito che l’Ops è strutturata per il 100% del capitale e al prezzo minimo regolamentare, configurandosi come una base di partenza più che come un punto di arrivo. L’intenzione è aprire una finestra di circa 12 settimane per consentire un confronto approfondito. In quest’arco temporale, l’obiettivo è far emergere dubbi e criticità e verificare se esistono le condizioni per una visione condivisa o, quantomeno, per ridurre il livello di incomprensione. La logica resta quella di coinvolgere tutti i soggetti chiave — management, lavoratori, governo, azionisti e clientela — in un processo che Orcel considera potenzialmente vantaggioso per tutte le parti.
Nonostante l’apertura a un possibile miglioramento dell’offerta, Orcel ha invitato alla cautela. Il tema di un eventuale rilancio, ha spiegato, è “prematuro” finché non si sarà svolto il confronto con gli stakeholder della banca tedesca.
Il banchiere ha anche richiamato le implicazioni finanziarie di uno scenario di controllo: in quel caso l’impatto sul capitale sarebbe rilevante e potrebbe riflettersi sulle politiche di remunerazione, inclusi i buyback futuri. La logica, ha spiegato in sintesi, è quella tipica delle operazioni di integrazione: prima si assorbono i costi e gli effetti sul capitale, poi — con le sinergie — si torna a generare risorse da restituire agli azionisti.
Diverso lo scenario base attuale: se l’operazione dovesse tradursi in una partecipazione solo leggermente superiore a quella già detenuta, gli effetti sarebbero limitati. In ogni caso, resta ferma la priorità attribuita ai dividendi, considerati una componente da preservare, mentre eventuali scelte di aggregazione verrebbero perseguite solo in presenza di ritorni superiori rispetto all’alternativa del riacquisto di azioni.
Le aperture caute di Orlopp
Dal lato tedesco, intanto, emergono segnali di disponibilità ma anche richieste di maggiore concretezza. Bettina Orlopp, ceo dell’istituto tedesco, intervistata da Bloomberg Tv, ha sottolineato che non è necessario un’offerta pubblica di acquisto per avviare il dialogo, ribadendo la disponibilità della banca a sedersi al tavolo ma ha evidenziato l’assenza di una base concreta su cui discutere.
La richiesta è quella di una proposta dettagliata che consenta di valutare la creazione di valore. La manager ha inoltre invitato UniCredit a “mettere qualcosa sul tavolo”, lasciando intravedere un possibile spiraglio ma subordinato alla definizione di una bozza operativa.
L’analisi di Fitch: opportunità e rischi
Intanto, sull’operazione Unicredit-Commerzbank si sono espressi gli analisti di Fitch che sul piano finanziario hanno evidenziato un quadro articolato. Un’acquisizione completa potrebbe rafforzare nel lungo periodo il merito creditizio del gruppo combinato e sostenere la strategia paneuropea.
Nel breve termine, tuttavia, l’agenzia sottolinea l’assenza di impatti immediati sul rating (A-/Stabile), anche perché il raggiungimento del controllo appare improbabile alle condizioni attuali. Il superamento del 30% garantirebbe maggiore flessibilità, ma senza controllo effettivo gli effetti su capitale ed utili resterebbero limitati.
Restano inoltre significativi rischi di esecuzione, legati alla natura non sollecitata dell’operazione e al contesto geopolitico incerto. Secondo Fitch, un’acquisizione al 100% comporterebbe una riduzione del CET1 di circa 200 punti base, comunque coerente con il profilo di rating. L’impatto effettivo dipenderebbe da variabili come l’eventuale componente cash e la volatilità dei mercati. Nel breve periodo, la redditività del gruppo combinato risulterebbe inferiore a quella attesa per UniCredit, a causa dei costi di integrazione e della minore performance operativa di Commerzbank. Nel medio termine, tuttavia, sinergie e risparmi potrebbero riportare la redditività su livelli superiori alla media delle grandi banche europee.
Consolidamento, nodo italiano
Allargando lo sguardo al settore bancario italiano, Orcel ha spiegato che l’Italia, a suo giudizio, ha bisogno di ulteriori aggregazioni, anche se in misura inferiore rispetto alla Germania. Il problema principale resta la presenza di azionisti forti o di controllo che rendono difficili operazioni senza accordi preventivi. In sintesi, il banchiere ha osservato che oggi manca apertura negoziale e che, in presenza di molteplici centri decisionali, diventa complesso trovare un equilibrio che soddisfi tutti.
Nonostante ciò, Orcel si è detto convinto che qualcosa accadrà, guidato principalmente dagli azionisti. UniCredit, pur rivendicando le radici italiane, continua a muoversi con una logica paneuropea, nella quale l’eventuale combinazione con Commerzbank rappresenterebbe un passaggio trasformativo.