Economia

Preview FED: ecco cosa deciderà questa settimana sui tassi la banca centrale americana

Questa settimana, gli occhi dei mercati sono puntati sulla Federal Reserve, che mercoledì 18 marzo, fornirà la tanto attesa  decisione sui tassi di interesse chiave. Secondo la maggior parte degli esperti, la banca centrale americana confermerà il range attuale tra 3,5% e 3,75%, mantenendo quindi invariata la politica monetaria. Sarebbe il secondo incontro consecutivo senza modifiche dopo tre riduzioni da un quarto di punto ciascuna registrate nel corso del 2025, decise per sostenere il mercato del lavoro e ridurre i costi dei prestiti.

I mercati sembrano ormai convinti di questa scelta. Secondo il FedWatch Tool del CME Group, la probabilità che i tassi restino invariati supera il 99%, confermando che la Fed punta a un approccio prudente di fronte alle incertezze economiche e geopolitiche.

Il fattore Iran e l’inflazione crescente

Il vero nodo della riunione di questa settimana non riguarda tanto il livello dei tassi quanto l’impatto della guerra in Iran sull’economia americana e sull’inflazione. L’aumento dei prezzi energetici, derivante dalle tensioni sullo stretto di Hormuz e dai problemi nella logistica globale del petrolio, sta spingendo al rialzo i costi per trasporti, produzione e alimenti. Negli Stati Uniti, il prezzo della benzina al dettaglio ha già superato i 3,60 dollari al gallone, con il rischio di arrivare rapidamente a 4,25 dollari.

Questa pressione sui prezzi sta rendendo le previsioni dell’inflazione più complicate. Secondo gli analisti di Deutsche Bank, i dati più recenti indicano un possibile aumento dell’inflazione fino al 3,5% entro l’estate, ben al di sopra dell’obiettivo del 2% della Fed. Una dinamica che riduce la possibilità di tagli dei tassi nel breve termine, spingendo la banca centrale a confermare una posizione più cauta.

Le proiezioni economiche e il mercato del lavoro

Le previsioni trimestrali della Fed, che accompagneranno la decisione sui tassi, offriranno indicazioni su inflazione, crescita economica e disoccupazione. I dati più recenti sul mercato del lavoro hanno mostrato segnali di rallentamento: a febbraio l’economia statunitense ha perso 92.000 posti di lavoro, con il tasso di disoccupazione salito al 4,4%. Questi numeri, insieme all’incertezza geopolitica, complicano ulteriormente il quadro per la Fed, costringendola a bilanciare il bisogno di sostenere l’occupazione con la necessità di mantenere stabile l’inflazione.

Gli investitori stanno già aggiornando le loro aspettative. Le previsioni di tagli dei tassi, inizialmente attese per giugno 2026, sono ora slittate verso ottobre, mentre il rischio di rinvio potrebbe spostarsi addirittura al 2027.

Pressioni politiche e cambiamenti nel board della Fed

Oltre alle dinamiche economiche, la Fed deve affrontare pressioni politiche. L’ex presidente Donald Trump ha sollecitato più volte tagli immediati dei tassi, mentre la prossima nomina alla guida del consiglio della Fed, Kevin Warsh, dovrà ottenere l’approvazione del Senato prima di poter esercitare qualsiasi influenza sulle decisioni future. Questi sviluppi aggiungono un ulteriore livello di incertezza, anche se la conferma dei tassi invariati appare ormai quasi certa.

La view degli analisti: rinvio dei tagli

Secondo gli analisti di ING, la Fed segnalerà un rinvio dei tagli dei tassi. A dicembre 2025, la banca centrale prevedeva un taglio nel 2026 e un ulteriore 25 punti base nel 2027. Tuttavia, l’incertezza sulla durata e sull’intensità del conflitto in Medio Oriente riduce la fiducia nelle previsioni. Powell sottolineerà sicuramente le difficoltà nel definire la politica monetaria in questo contesto, ma gli analisti ritengono probabile un leggero rialzo delle stime sull’inflazione, una revisione al ribasso della crescita e il rinvio del primo taglio dei tassi dal 2026 al 2027.