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Mps-Mediobanca: via libera alle nozze, come sarà riorganizzato il gruppo

Il Monte dei Paschi di Siena e Mediobanca compiono un passo decisivo verso la creazione di un nuovo gruppo bancario integrato. I consigli di amministrazione dei due istituti hanno infatti approvato il progetto di fusione per incorporazione dell’istituto di Piazzetta Cuccia nel Monte, definendo un rapporto di concambio pari a 2,45 azioni Mps per ogni azione Mediobanca.

Il rapporto stabilito è risultato più generoso rispetto alle aspettative del mercato, che indicavano una forchetta intorno a 2,2 azioni. Il concambio tiene conto anche della distribuzione dei dividendi relativi all’esercizio 2025 — pari a 0,86 euro per azione per Mps e 0,63 euro per Mediobanca — e incorpora un premio di circa il 3% rispetto alle valutazioni di Borsa.
L’operazione ha già ottenuto il parere favorevole dei comitati per le operazioni con parti correlate delle due banche e rappresenta uno dei passaggi più rilevanti nel processo di consolidamento del sistema bancario italiano degli ultimi anni.

L’uscita di Mediobanca da Piazza Affari

La fusione comporterà anche un passaggio simbolicamente rilevante per la finanza italiana: Mediobanca lascerà la quotazione a Piazza Affari dopo oltre settant’anni di presenza sul listino. Le azioni dell’istituto milanese saranno infatti annullate e sostituite da titoli di nuova emissione del Monte dei Paschi di Siena.
Gli azionisti di Mediobanca riceveranno quindi azioni Mps in base al rapporto di concambio stabilito. In questo caso non è previsto il diritto di recesso, poiché i soci continueranno a detenere titoli quotati sul mercato Euronext Milan con caratteristiche analoghe a quelle attuali.
Il progetto dovrà ora passare al vaglio delle assemblee straordinarie dei due istituti, che dovranno approvarlo con una maggioranza qualificata dei due terzi. Se tutte le tappe verranno rispettate, l’efficacia della fusione è prevista entro la fine del 2026.

La riorganizzazione del gruppo e il ruolo della nuova Mediobanca

La fusione rappresenta solo il primo tassello di un riassetto più ampio dell’organizzazione del gruppo. Dopo il completamento dell’operazione, le attività più specializzate saranno concentrate in una nuova struttura societaria che conserverà il nome Mediobanca, ma sarà interamente controllata da Monte dei Paschi.
All’interno di questa società confluiranno le attività di corporate & investment banking e di private banking dedicate alla clientela di fascia alta, settori nei quali Mediobanca vanta storicamente competenze consolidate e una forte reputazione sul mercato.
Nella nuova entità verrà collocata anche la partecipazione detenuta in Generali, mantenendo così un presidio strategico in uno dei principali gruppi assicurativi europei. L’obiettivo dichiarato è preservare il valore del marchio Mediobanca, considerato uno dei brand più riconosciuti nel campo della consulenza finanziaria e dell’assistenza alle imprese.

Integrazione delle reti e rafforzamento nel wealth management

Parallelamente alla riorganizzazione delle attività di investment banking, il progetto prevede anche l’integrazione delle reti commerciali e di consulenza finanziaria. Le strutture di Mediobanca Premier e Banca Widiba saranno progressivamente integrate, con l’intenzione di rafforzare la presenza nel segmento retail evoluto e nella gestione dei patrimoni.
Nel nuovo assetto, Widiba dovrebbe assumere una nuova denominazione che includerà il marchio Mediobanca, contribuendo a creare un sistema più coerente di brand e di offerta commerciale. Il gruppo risultante mira così a combinare l’esperienza storica di Mediobanca nella finanza d’impresa con la rete distributiva e la base clienti di Monte dei Paschi.

Sinergie industriali e obiettivi del piano strategico

Secondo le stime fornite dalle due banche, la fusione e le successive operazioni di integrazione dovrebbero generare sinergie industriali per circa 700 milioni di euro. I benefici attesi riguardano sia la razionalizzazione dei costi sia le opportunità di sviluppo dei ricavi attraverso l’integrazione delle piattaforme e delle competenze.
L’operazione è pienamente coerente con il piano industriale 2026-2030 di Monte dei Paschi, presentato nelle scorse settimane, che punta a rafforzare la redditività del gruppo e a valorizzare l’eccesso di capitale disponibile.
Nel quadro del piano strategico, la banca senese prevede inoltre di distribuire fino a 16 miliardi di euro di dividendi nell’arco di cinque anni, sostenuta anche dall’utilizzo dei crediti fiscali accumulati negli anni passati.

Il nuovo equilibrio tra gli azionisti

Dal punto di vista della governance, la fusione comporterà una parziale ridefinizione degli equilibri azionari. La conversione di circa il 13,65% del capitale di Mediobanca in azioni Mps determinerà una moderata diluizione per gli attuali soci della banca senese.
Una volta completata l’operazione, Delfin diventerà il principale azionista con una quota pari al 16,1%, mentre il gruppo Caltagirone deterrà circa il 9,4% del capitale. Tra gli altri azionisti rilevanti figurano BlackRock con il 4,6%, il Ministero dell’Economia e delle Finanze con il 4,5% e Banco Bpm con il 3,4%, mentre la restante parte del capitale, pari a circa il 62%, sarà rappresentata dal flottante di mercato.

Le autorizzazioni delle autorità di vigilanza

Prima della conclusione definitiva, la fusione dovrà comunque ottenere il via libera delle principali autorità di controllo. L’operazione è infatti subordinata all’autorizzazione della Banca centrale europea, della Banca d’Italia e del governo italiano attraverso l’esercizio dei poteri speciali previsti dal golden power.
Nel frattempo il consiglio di amministrazione di Monte dei Paschi sta preparando la risposta alla lettera inviata dalla vigilanza europea, che ha richiesto garanzie sull’autonomia di giudizio dei futuri amministratori e sulla presenza di un amministratore delegato dotato di una solida esperienza bancaria. Il board intende chiarire che le candidature individuate rispettano pienamente i criteri indicati dalla Bce.

Il rimbalzo dei titoli a Piazza Affari

Sui mercati finanziari l’annuncio dell’operazione è stato accolto con un ritorno degli acquisti sui titoli delle due banche. Dopo un periodo di pressione legato alla presentazione del piano industriale e alle discussioni sulla governance, entrambe le azioni hanno registrato un deciso recupero.
Ieri, a fine seduta Mediobanca ha guadagnato il 5,04% portandosi a 16,16 euro, mentre Mps ha chiuso in rialzo del 4,95% a 7,39 euro. Il movimento si è inserito in un clima più positivo per i mercati azionari europei, sostenuti anche dalle aspettative che le tensioni geopolitiche in Medio Oriente possano avere una durata limitata.