Fonte: mps
Banca Monte dei Paschi di Siena ha acceso il motore del nuovo piano industriale 2026-2030 e si prepara a cambiare pelle. L’operazione cardine è l’integrazione con Mediobanca, destinata a ridisegnare il profilo del gruppo e a proiettarlo tra i grandi protagonisti del credito nazionale. L’obiettivo dichiarato è quello di diventare il “terzo player italiano” nel settore bancario, con una base di oltre 7 milioni di clienti e un modello di business più equilibrato tra margine di interesse e ricavi commissionali.
Dopo gli anni del risanamento e della messa in sicurezza patrimoniale, per la banca senese si apre quindi una fase espansiva. Il piano punta su una crescita dimensionale e strategica, facendo leva su una maggiore diversificazione delle attività e su un peso crescente delle linee ad alta redditività come investment banking, private banking e wealth management.
Il cuore del progetto: l’integrazione con Mediobanca
L’operazione con Mediobanca rappresenta il fulcro dell’intero disegno industriale. Nel nuovo assetto, le attività più strettamente retail dell’istituto milanese confluiranno in Mps, mentre quelle a maggiore specializzazione – corporate & investment banking e private banking – saranno concentrate in una nuova Mediobanca non quotata, interamente controllata dal gruppo senese.
Il piano stima sinergie a regime per circa 700 milioni di euro, con un percorso di integrazione graduale che dovrebbe completarsi entro il 2026, quando sono attesi i principali passaggi societari e organizzativi. Le due banche, in comunicazioni separate ma speculari, hanno indicato nel 10 marzo la data entro la quale dovrebbero concludersi le attività istruttorie e di analisi per la definizione del progetto di fusione, nel rispetto delle regole sulle operazioni con parti correlate.
La quota in Generali resta strategica
Nel perimetro del nuovo gruppo rimarrà anche la partecipazione di circa il 13% in Assicurazioni Generali. La quota nel Leone di Trieste è considerata un asset chiave sia per il contributo alla redditività sia per il ruolo negli equilibri del gruppo assicurativo. Secondo quanto illustrato dal management, la partecipazione in Generali garantisce diversificazione e stabilità degli utili, trattandosi di un’attività non direttamente correlata al ciclo bancario tradizionale. Nel piano, i ricavi legati al contributo della quota in Generali sono attesi crescere con un tasso medio annuo composto (cagr) dell’8%, fino a raggiungere 0,8 miliardi a fine piano nel 2030.
Utile a 3,7 miliardi e Rote al 18%
Sul fronte economico-finanziario, gli obiettivi sono ambiziosi. L’utile netto adjusted è previsto in crescita fino a 3,3 miliardi nel 2028 e a circa 3,7 miliardi nel 2030. La redditività del capitale tangibile (Rote) dovrebbe attestarsi intorno al 18% a fine piano. Il margine di intermediazione è atteso salire progressivamente fino a circa 9,5 miliardi di euro nel 2030, rispetto ai 7,6 miliardi stimati per il 2025, grazie soprattutto allo sviluppo delle commissioni e delle nuove linee di business. Parallelamente, il miglioramento dell’efficienza operativa dovrebbe portare il rapporto costi/ricavi a scendere fino a circa il 38% entro il 2030.
Uno dei pilastri del piano resta la solidità patrimoniale. Il Cet1 ratio è previsto intorno al 16% lungo tutto l’orizzonte 2026-2030. Questo livello di capitale consente alla banca di combinare crescita e remunerazione degli azionisti. Il piano prevede infatti un payout del 100% e distribuzioni complessive per circa 16 miliardi di euro nell’arco del periodo. Per il 2026 il gruppo sta anche valutando la possibilità di un anticipo sul dividendo. Il buffer di capitale in eccesso, pari a 3 miliardi, viene indicato dal management come un elemento di flessibilità strategica, utile sia per cogliere opportunità di crescita sia per sostenere la politica di remunerazione.
Un gruppo organizzato per linee di business
A integrazione completata, il nuovo gruppo sarà strutturato su diverse linee operative. Accanto al retail e commercial banking, troveranno spazio:
- il Consumer finance, con Compass come centro di eccellenza;
- il Wealth management e l’asset gathering;
- il Private banking;
- il Corporate & investment banking;
- l’area di principal investing, che include anche la partecipazione in Generali.
Nel nuovo equilibrio, le attività legate a wealth management, private banking e investment banking avranno un peso crescente nei ricavi complessivi, contribuendo a ridurre la dipendenza dal margine di interesse e a stabilizzare i risultati lungo i cicli economici.
Tra le leve strategiche del piano figura anche la tecnologia. Mps prevede circa un miliardo di investimenti in digitale e sistemi informativi entro il 2030. L’obiettivo è rendere più efficienti i processi interni, migliorare la qualità del servizio e accelerare le decisioni, anche grazie all’intelligenza artificiale. La strategia si fonda sull’implementazione di un unico motore digitale e AI a supporto dell’intero customer journey, dei processi decisionali e della concessione del credito. Il gruppo punta così a generare una leva operativa sostenibile e a facilitare l’integrazione del nuovo perimetro combinato.
60-70 milioni per trattenere i talenti
Un capitolo specifico riguarda la retention dei banker di Mediobanca. Il gruppo ha messo in conto un costo complessivo tra 60 e 70 milioni nei prossimi tre anni per trattenere i talenti chiave, in un contesto di forte competizione sul mercato. Secondo il management, la chiarezza sull’assetto organizzativo dovrebbe contribuire a ridurre le incertezze e favorire anche nuovi ingressi, pur in presenza di un fisiologico turnover legato alle politiche aggressive di reclutamento di altri operatori.
Per l’amministratore delegato Luigi Lovaglio, il piano rappresenta l’evoluzione naturale del percorso di trasformazione avviato negli ultimi anni. L’obiettivo è costruire un gruppo solido, diversificato e profittevole, capace di coniugare crescita sostenibile e rendimenti attraenti per gli azionisti. L’integrazione tra la rete commerciale di Mps e la cultura di advisory di Mediobanca viene indicata come la chiave per aprire una nuova fase di creazione di valore. Con una base patrimoniale robusta, un payout al 100% e 16 miliardi di distribuzioni previste, il Monte scommette su una stagione di espansione che punta a consolidare il suo ritorno tra i protagonisti del sistema bancario italiano.