Economia

Assicurazioni: fondo garanzia vita prende forma, via allo statuto. Come funzionerà

Con l’approvazione dello Statuto da parte dell’Ivass (Authority del settore assicurativo) dello Statuto, il fondo di garanzia per le polizze Vita entra nella fase operativa e si prepara a diventare uno degli strumenti cardine nella gestione delle crisi assicurative. “Un tassello importante per le crisi complesse”, lo ha definito nei giorni scorsi, Maddalena Rabitti, consigliera di Ivass, nel corso di un convegno all’Università di Roma La Sapienza, dedicato al nuovo istituto, ricordando che la decisione di istituire un fondo sulla falsariga di quello bancario, nasce dal caso Eurovita, che, “mettendo a repentaglio il risparmio di molti assicurati, è stata una lezione”.

Governance e prossimi passaggi

L’approvazione dello statuto rappresenta il primo passaggio operativo. Ora potrà essere costituito il consiglio di amministrazione, eletto dall’assemblea degli aderenti, che avrà il compito di nominare il presidente.
Tra i nomi che circolano per la guida dell’organismo figura Maria Bianca Farina, presidente emerito di Ania e vicepresidente di Poste Vita.
Alla cornice statutaria dovranno poi affiancarsi i regolamenti attuativi, destinati a chiarire diversi aspetti operativi del nuovo sistema.

Dotazione e funzionamento del meccanismo mutualistico

Il fondo ricalca l’impostazione del sistema di tutela dei depositi bancari, ossia il Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi. Sarà alimentato dai contributi annuali delle compagnie che collocano prodotti Vita e raggiungerà progressivamente una dotazione di circa 3 miliardi di euro, destinata sia all’indennizzo degli assicurati sia agli interventi preventivi di salvataggio.
Per dieci anni le imprese verseranno ogni anno lo 0,4 per mille delle riserve Vita, con il prossimo versamento previsto ad aprile. L’organismo sarà interamente privato, senza contributi pubblici, e l’adesione sarà obbligatoria per le compagnie italiane attive nei rami Vita e per gli intermediari con volumi rilevanti di raccolta.

L’Italia nel quadro europeo della tutela assicurativa

Con l’istituzione del fondo, ha sottolineato Rabitti, l’Italia si allinea ai Paesi dotati di schemi mutualistici di protezione degli assicurati nel ramo Vita. Il modello adottato si ispira alle esperienze più strutturate presenti in Germania, Francia e Regno Unito.
Tuttavia il quadro europeo resta disomogeneo e la protezione non è uniforme tra tutti gli operatori che vendono polizze in Italia. Secondo quanto chiarito dall’Ivass, le imprese con sede in altri Paesi dell’Unione che operano in Italia in regime di libera prestazione di servizi o di stabilimento non sono obbligate ad aderire al fondo italiano. Possono farlo, ma solo su base volontaria.
La ragione è giuridica: imporre loro l’adesione — e quindi la contribuzione — potrebbe essere considerato un ostacolo alla libertà di prestazione dei servizi o alla libertà di stabilimento previste dal diritto europeo.
Il risultato è una possibile area di tutela disomogenea. Non tutte le compagnie europee che vendono polizze in Italia partecipano al sistema nazionale di garanzia e non è nemmeno certo che dispongano di uno schema equivalente nel Paese d’origine.

La conseguenza, sottolinea l’autorità di vigilanza, è che — a differenza del settore bancario, dove le regole di protezione sono armonizzate — un consumatore italiano può acquistare una polizza vita emessa da un’impresa Ue operante in Italia senza beneficiare delle garanzie offerte dal fondo nazionale.
Si crea così una protezione potenzialmente “a macchia di leopardo”, con livelli diversi di tutela a seconda del Paese di origine della compagnia. Una situazione che può generare disparità tra operatori e rischi per gli assicurati, già all’attenzione della Commissione europea, dell’Eiopa e delle autorità di vigilanza nazionali.

Come funziona la tutela per gli assicurati

Il fondo interverrà in caso di liquidazione coatta amministrativa della compagnia, garantendo fino a 100mila euro per ciascun avente diritto.
Oltre al ristoro diretto, lo strumento potrà operare anche in via preventiva per evitare il dissesto: potrà concedere finanziamenti, prestare garanzie, acquisire attività e passività o rilevare rami d’azienda delle compagnie in difficoltà.
L’obiettivo è rafforzare la protezione dei risparmiatori e dotare il sistema assicurativo di un meccanismo strutturato di gestione delle crisi, pur in un contesto europeo che resta ancora privo di piena armonizzazione.