Mercati

Dollaro affonda ai minimi da quattro anni, ne approfitta l’euro che rivede quota 1,20

Il dollaro statunitense resta sotto pressione e oscilla sui minimi degli ultimi quattro anni, penalizzato dalle dichiarazioni del presidente Donald Trump che ha minimizzato il recente indebolimento della valuta. Un messaggio che i mercati hanno interpretato come un via libera a ulteriori vendite sul biglietto verde, in un contesto già fragile per via delle incertezze sulla politica economica e monetaria degli Stati Uniti.

Euro riacciuffa 1,20, livello che non vedeva dal 2021

Ne approfitta l’euro, che ha superato quota 1,20 dollari per la prima volta dal 2021, arrivando a toccare area 1,207 prima di ripiegare leggermente. Anche la sterlina ha beneficiato del movimento, salendo ai massimi da quattro anni, mentre lo yen giapponese ha trovato nuovo slancio, sostenuto dalle voci di possibili interventi coordinati tra Washington e Tokyo per arginare l’eccessiva debolezza della valuta nipponica.

Nelle contrattazioni asiatiche, il dollar index, che misura la valuta Usa contro un paniere di sei grandi rivali, ha tentato un rimbalzo tecnico ma resta vicino al minimo a quattro anni toccato nella seduta precedente. Ieri, martedì 28 gennaio, il dollaro ha registrato il peggior calo giornaliero da aprile 2025, scivolando ai livelli più bassi dal febbraio 2022.

Cosa c’è dietro il calo del biglietto verde

Come ricorda David Pascucci, analista di mercato per XTB, tra i motivi principali dietro la debolezza del biglietto verde, spicca il forte aumento del debito pubblico Usa, che negli ultimi anni ha portato la  valuta statunitense ad essere venduta rispetto le altre valute.

“Inoltre un dollaro debole è a beneficio stesso del Tesoro Usa che ha emesso debito negli ultimi anni con un dollaro forte e ora si ritrova a staccare cedole con un valore più basso per gli investitori per via del forte deprezzamento della valuta, un risparmio non indifferente per gli Usa”.

A innescare l’ennesima ondata di vendite hanno inoltre contribuito le parole di Trump, che interpellato sul valore del dollaro ha risposto che è “ottimo”.

“Penso che sia fantastico, guardate gli affari che stiamo facendo. Il dollaro sta andando alla grande”, ha spiegato l’inquilino della Casa Bianca ai giornalisti in Iowa.

Un giudizio che, secondo gli operatori, segnala la tolleranza – se non la preferenza – dell’amministrazione per una valuta più debole, funzionale a sostenere crescita ed esportazioni in vista delle elezioni di medio termine. Per gli analisti, invece, “si sta aprendo una vera e propria crisi di fiducia sul dollaro”.

A pesare sono l’approccio erratico della Casa Bianca su commercio e politica estera, i timori sull’indipendenza della Federal Reserve e l’aumento della spesa pubblica. Dopo un calo di oltre il 9% nel 2025, il dollaro ha iniziato anche il nuovo anno in affanno.

Per Gabriel Debach, market analyst di eToro, sotto questa dinamica c’è qualcosa di più strutturale. Il dollaro sta diventando il principale ammortizzatore del sistema.

“In un contesto in cui non si vogliono correggere né gli asset finanziari né il credito, è il cambio a dover assorbire tensioni che in altri cicli finivano sui tassi reali o sugli spread. Non è tanto una scelta esplicita, quanto una dinamica emergente. È una postura che accende una contraddizione. Gli Stati Uniti hanno circa 39.000 miliardi di dollari di debito. In un contesto simile, la stabilità della valuta dovrebbe contare più di qualsiasi impulso all’export. È il classico equilibrio impossibile, voler tenere insieme crescita, dollaro debole e credibilità sulla parte lunga della curva Treasury. La botte piena e la moglie ubriaca, solo che qui non è un proverbio, è la curva dei rendimenti. Eppure – conclude l’esperto -la cosa più interessante è che questa svendita del dollaro non sta avvenendo in un clima da fuga dal rischio. Non è una narrativa vendi gli Stati Uniti. È quasi l’opposto. È una fase reflazionistica, con propensione al rischio elevata e con tutto ciò che è inversamente correlato al dollaro che corre. Oro e metalli continuano una corsa iperbolica. Petrolio in rialzo (sebbene qui sia utile ricordare il rischio Iran). Asset reali forti. Le crypto, invece, stanno più alla finestra. Non negano il rischio, ma non lo stanno guidando”.

Occhi sulla FED

L’attenzione degli investitori è ora tutta rivolta alla riunione della Federal Reserve, da cui non sono attese variazioni dei tassi. Le parole del presidente Jerome Powell saranno cruciali per capire se e quando potrà aprirsi uno spiraglio per un allentamento monetario, in un clima reso più teso dalle pressioni politiche e dalle indiscrezioni su un possibile cambio ai vertici della banca centrale nei prossimi mesi.

In questo scenario, la debolezza del dollaro rischia di protrarsi. Come sintetizza un operatore asiatico, “Trump sembra voler far correre l’economia e, allo stesso tempo, lasciare scivolare il dollaro. I mercati, per ora, gli stanno credendo”.