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Outlook IG Italia: i market mover da monitorare per sfruttare le opportunità sui mercati finanziari

Il 2026 si presenta come un anno di transizione sui mercati globali. Secondo Filippo Diodovich, Senior Market Strategist di IG Italia, pur essendo meno “drammatico” rispetto agli anni segnati da shock inflattivi e rialzi aggressivi dei tassi, non sarà privo di sfide. La disinflazione prosegue, la crescita resta fragile e disomogenea, e l’incertezza geopolitica continua a mantenere elevato il premio per il rischio. Per gli operatori finanziari, questo è il classico scenario in cui non sono tanto i trend di lungo periodo a determinare i risultati, quanto la capacità di interpretare rapidamente i driver dominanti e adattare il posizionamento sul mercato.

Di base, sottolinea l’analista, non si prevede una recessione globale, ma una moderata espansione economica. Il Fondo Monetario Internazionale stima una crescita mondiale intorno al 3,1% nel 2026, mentre l’OCSE è più prudente con il 2,9%, sottolineando come tariffe e incertezza politica possano frenare investimenti e commercio. La conseguenza immediata per i mercati è un’elevata dispersione: tra paesi, settori, curve dei tassi e valute. Ciò implica più rotazioni, volatilità episodica e una crescente importanza della gestione del rischio.

Le banche centrali: equilibrio e prudenza

Uno dei principali fattori da monitorare sarà la politica monetaria. Negli Stati Uniti, la Federal Reserve si muoverà con gradualità, con i Fed Funds previsti a circa 3,4% a fine 2026, leggermente in calo rispetto al 3,6% del 2025. Diodovich sottolinea come il mercato potrebbe alternare fasi di “tagli sicuri” a fasi di rinvio, in base all’andamento dell’inflazione core e del mercato del lavoro.

In Europa, la BCE manterrà una postura attenta, con inflazione prevista intorno all’1,7% e crescita moderata dell’1% circa. L’attenzione resta alta sui salari e sui servizi, che continueranno a influenzare la curva dei tassi e il sentiment del mercato. In questo contesto, anche piccoli segnali “hawkish” o “dovish” possono muovere rapidamente le aspettative su curve e valute.

Crescita a due velocità e divergenza globale

Il 2026 si caratterizzerà anche per una crescita differenziata tra aree geografiche. Secondo l’OCSE, gli Stati Uniti cresceranno intorno all’1,7%, la Eurozona all’1,2% e la Cina circa al 4,4%. Non è tanto il livello assoluto a influenzare i mercati, quanto il cambiamento delle aspettative: un’economia che migliora leggermente può generare reazioni più forti rispetto a una già attesa in crescita.

Le tensioni geopolitiche resteranno un driver chiave, con potenziali effetti sulle catene di approvvigionamento, sui costi energetici e sulle politiche commerciali. Anche shock temporanei possono modificare rapidamente il pricing del rischio, con l’energia come canale di trasmissione immediato: variazioni improvvise sui prezzi del petrolio o interruzioni della logistica globale possono avere impatti significativi sulle aspettative degli investitori.

Inflazione: più bassa ma persistente

Nonostante la discesa dell’inflazione headline, la componente core, legata a servizi e salari, potrebbe continuare a esercitare pressione sulle banche centrali. Questo crea un contesto particolarmente delicato: crescita moderata e inflazione ancora resistente possono provocare reazioni forti dei mercati a dati anche solo leggermente divergenti dalle attese.

Nel 2026 torna al centro dell’attenzione il tema fiscale: priorità di spesa, vincoli di bilancio, investimenti strategici e transizione energetica potrebbero influenzare i mercati dei titoli di Stato e la percezione del rischio sui rendimenti. Gli operatori dovranno monitorare il passaggio del mercato dalla sola attenzione ai tassi ufficiali a una sensibilità anche verso emissioni, aste e narrativa sul debito pubblico.

Tecnologia e CAPEX: AI e data center

Il ciclo di investimenti in tecnologia rimane un driver significativo, soprattutto in settori legati a AI, data center, semiconduttori e infrastrutture di rete. La maggiore capacità di calcolo e automazione può sostenere produttività e investimenti, ma la concentrazione dei benefici in pochi leader tecnologici aumenta la dispersione dei rendimenti e la sensibilità alle aspettative. Fasi di accelerazione alternate a normalizzazione possono amplificare la volatilità, anche senza variazioni immediate nei fondamentali.

Scenari possibili per il 2026

Infine l’analista individua tre scenari utili per impostare una mappa mentale e aggiornare le probabilità durante l’anno. L’obiettivo è quello di avere una struttura per reagire ai dati.

  • Scenario Base: rallentamento ordinato con disinflazione graduale, volatilità episodica legata a dati e geopolitica.
  • Scenario Upside: soft landing più netto, fiducia di imprese e consumatori alta, investimenti tech sorprendono al rialzo, rischio percepito ridotto.
  • Scenario Downside: crescita fragile, inflazione core persistente, shock geopolitico o commerciale, volatilità elevata e repricing rapido del rischio.