Economia

Oro segna nuovo record in un anno da incorniciare: prezzi sfondano $ 4.400

L’oro infrange per la prima volta nella storia la soglia dei 4.400 dollari l’oncia e consolida il suo ruolo di barometro delle tensioni finanziarie globali. Nella seduta di oggi, il metallo giallo ha toccato un massimo storico a 4.400,29 dollari l’oncia, per poi attestarsi poco sotto quota 4.400, con un rialzo intraday di circa l’1,4%. Una corsa alimentata dalle crescenti aspettative di ulteriori tagli dei tassi da parte della Federal Reserve, da un dollaro più debole e da una domanda di beni rifugio che resta sostenuta in un contesto di incertezze geopolitiche e commerciali.

Un anno da incorniciare

Il 2025 si avvia così a essere un anno da consegnare agli annali per il comparto dei preziosi. Da gennaio l’oro ha messo a segno un balzo di circa il 67%, superando in sequenza le soglie psicologiche dei 3.000 e dei 4.000 dollari l’oncia e registrando il miglior risultato annuale dal 1979.

Ancora più impressionante la performance dell’argento, che ha aggiornato il proprio record storico a 69,44 dollari l’oncia, con un progresso di oltre il 3% nella giornata e un rialzo del 138% dall’inizio dell’anno, sostenuto da forti flussi di investimento e da persistenti vincoli dal lato dell’offerta.

Il rally non si limita a oro e argento. Il platino è salito oltre i 2.050 dollari l’oncia, ai massimi da più di 17 anni, mentre il palladio si è spinto vicino ai livelli più elevati degli ultimi tre anni. Un movimento corale che riflette sia la componente finanziaria – legata ai tassi e alle valute – sia dinamiche strutturali di domanda e offerta nei mercati dei metalli.

Secondo gli analisti, la stagionalità gioca a favore dei prezzi anche a fine anno, sebbene non manchino i rischi di prese di beneficio con l’avvicinarsi delle festività e il calo dei volumi. Dal punto di vista tecnico, la rottura di resistenze chiave apre tuttavia spazio a ulteriori allunghi nel breve periodo, in un contesto in cui i mercati continuano a prezzare almeno due tagli dei tassi statunitensi nel prossimo ciclo monetario, nonostante la cautela espressa dalla Fed.

La corsa non è finita

Sul medio-lungo periodo, il messaggio che arriva dalle grandi banche d’affari resta costruttivo. Goldman Sachs prevede che l’oro possa salire fino a 4.900 dollari l’oncia entro dicembre 2026, pari a un potenziale di crescita di circa l’11% rispetto ai livelli attuali. Nello scenario di base, la banca individua due pilastri fondamentali: una domanda strutturalmente elevata da parte delle banche centrali e il sostegno ciclico derivante dall’allentamento della politica monetaria americana. A questi si aggiungono rischi al rialzo legati a una possibile maggiore diversificazione dei portafogli anche da parte degli investitori privati.

Non a caso, Goldman continua a raccomandare un’esposizione lunga sul metallo giallo. L’argento, pur più volatile, beneficia indirettamente dello stesso contesto macro e della sua duplice natura di bene rifugio e metallo industriale, mentre platino e palladio trovano supporto nelle prospettive di riequilibrio dei rispettivi mercati.

La banca prevede inoltre che il prezzo del rame si consoliderà nel 2026, con un prezzo medio di 11.400 dollari per tonnellata metrica, nell’ipotesi di base di uno scenario caratterizzato da incertezza sul fronte dei dazi doganali persisterà fino a un possibile annuncio a metà 2026 che gli Stati Uniti applicheranno dazi doganali sul rame raffinato nel 2027.

“Nonostante il recente rialzo dei prezzi del rame e il consolidamento previsto per il 2026, questo rimane il nostro metallo industriale ‘preferito’, soprattutto nel lungo periodo, poiché l’elettrificazione – che guida quasi la metà della domanda di rame – implica una crescita strutturalmente forte della domanda e poiché l’offerta delle miniere di rame deve affrontare vincoli unici”, ha osservato Goldman.