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Petrolio: prezzi in calo nel 2026. Wall Street avverte di un “eccesso di offerta”

Si preannuncia anni difficili per il greggio. Secondo le stime di JPMorgan, il prezzo del Brent — il petrolio di riferimento internazionale — potrebbe scendere a 58 dollari al barile nel 2026, con il West Texas Intermediate (WTI), il benchmark statunitense, circa 4 dollari più basso. Per il 2027, la banca prevede un’ulteriore diminuzione di circa un dollaro per barile.

Greggio: l’eccesso di offerta al centro del mercato

“Il nostro messaggio al mercato resta coerente da giugno 2023: la domanda è robusta, ma l’offerta è semplicemente troppo abbondante”, scrivono gli strateghi di JPMorgan. Il problema principale resta proprio l’oversupply, ossia l’eccesso di offerta, che ha caratterizzato il mercato per tutto il 2025 e continuerà a farlo.

Il cartello OPEC+ ha progressivamente annullato i tagli alla produzione a partire da aprile, aumentando la produzione di oltre 2 milioni di barili al giorno. Allo stesso tempo, i produttori di statunitensi sono destinati a raggiungere un livello record a dicembre. Anche la Cina ha sostenuto i prezzi assorbendo parte dell’eccesso di offerta con enormi stock, mentre la domanda dal Medio Oriente è rimasta stabile. Tuttavia, più di 1 miliardo di barili rimangono stoccati in navi cisterna, il livello più alto dal 2023.

Previsioni delle grandi banche: ribassi nel breve, stabilità nel lungo termine

In questo scenario, Goldman Sachs prevede Brent e WTI rispettivamente a 56 e 52 dollari nel prossimo anno, ma un possibile aumento fino a 80 dollari per il Brent e 76 per il WTI entro il 2028, a condizione che l’eccesso di offerta non continui. Macquarie punta a Brent a 60,75 dollari e WTI a 56,63 dollari nel 2026.

Le previsioni considerano che il mercato dovrà reagire tagliando la produzione, poiché i prezzi bassi metteranno sotto pressione i fornitori non OPEC e pochi nuovi progetti entreranno in funzione. Anche produttori statali come Saudi Aramco e Abu Dhabi National Oil Company dovranno mantenere la redditività, mentre fattori geopolitici come la guerra in Ucraina complicano ulteriormente il quadro.

In sostanza, gli strateghi avvertono che senza interventi di stabilizzazione, il Brent potrebbe scendere a cifre vicine ai 30 dollari al barile, livelli mai visti dal crollo del 2020. Tuttavia, sia JPMorgan sia Goldman Sachs ritengono che l’industria petrolifera agirà prima che si raggiungano tali estremi, attraverso una combinazione di aumento della domanda indotto dai prezzi più bassi e tagli volontari o forzati alla produzione. Il mercato, insomma, troverà un equilibrio, anche se graduale.