Riserve auree: dai caveau di Bankitalia allo Stato. La proposta nella Legge di bilancio 2026
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“Le riserve auree gestite e detenute dalla Banca d’Italia appartengono allo Stato, in nome del popolo italiano”. Questa affermazione, inserita come emendamento alla legge di bilancio 2026 dal capogruppo di Fratelli d’Italia al Senato, Lucio Malan, e dal relatore della manovra Guido Liris, richiama l’attenzione su uno dei patrimoni più preziosi e strategici dell’Italia: l’oro della Banca d’Italia.
Si tratta di un tema che torna ciclicamente nell’agenda politica, ma che ha anche un forte valore economico e finanziario per il Paese.
La proposta di legge: ribadire la proprietà statale dell’oro
L’idea di ribadire la proprietà statale dell’oro non è nuova. Già nel gennaio 2014, Giorgia Meloni, allora esponente di opposizione, propose un ordine del giorno al governo Letta per chiarire che le riserve auree rimangono patrimonio del popolo italiano. Oggi, con la nuova legge di bilancio, il tema torna attuale, inserito tra circa 400 emendamenti discussi in Parlamento, con l’obiettivo di rafforzare il legame tra riserve auree e sovranità nazionale.
La proposta contenuta nell’emendamento alla legge di bilancio 2026 mira a chiarire in modo esplicito che le riserve auree della Banca d’Italia appartengono allo Stato italiano, in nome e per conto del popolo. L’iniziativa, promossa dal capogruppo di Fratelli d’Italia al Senato Lucio Malan e dal relatore della manovra Guido Liris, vuole rafforzare la dimensione simbolica e strategica dell’oro, sottolineando che, pur essendo gestito dall’Istituto, non è un patrimonio discrezionale della banca centrale, ma una risorsa nazionale da tutelare.
Il valore e la consistenza delle riserve auree
Le riserve auree italiane rappresentano uno degli asset più importanti della Banca d’Italia, con un valore che al 31 dicembre 2024 era pari a 197.945 milioni di euro. L’incremento rispetto all’anno precedente, circa 50.706 milioni, è dovuto principalmente all’aumento della quotazione dell’oro (+34,4% rispetto al 2023). La quantità totale di oro detenuta dall’Istituto è di 79 milioni di once, corrispondenti a 2.452 tonnellate, distribuite tra lingotti e monete.
L’oro – come ricorda la stessa Banca d’Italia – svolge un ruolo fondamentale nella stabilità finanziaria. In quanto riserva ufficiale dello Stato, rafforza la fiducia nel sistema bancario e nella moneta nazionale, offrendo anche strumenti di copertura in situazioni di crisi economica o valutaria. La Banca d’Italia, infatti, può utilizzare l’oro come garanzia per ottenere prestiti o per sostenere la valuta in caso di tensioni sul mercato.
La gestione delle riserve: storia e localizzazione
Il quantitativo attuale di oro è il risultato di oltre un secolo di storia. La Banca d’Italia nacque nel 1893 dalla fusione di tre istituti di emissione, portando con sé una dotazione aurea iniziale. Nel corso degli anni, la riserva è aumentata, ha subito cali durante la Seconda guerra mondiale e ha beneficiato, nel dopoguerra, dei flussi di valuta estera convertiti in oro. Particolarmente rilevante è stato il trasferimento di parte delle riserve alla BCE con l’avvio dell’Unione Economica e Monetaria negli anni ’90, mantenendo comunque la consistenza totale intorno alle 2.452 tonnellate.
L’oro italiano non è custodito esclusivamente a Roma. Una quota significativa si trova in caveau di primarie banche centrali estere: circa il 44,86% in Italia, il 43,29% negli Stati Uniti, il 6,09% in Svizzera e il 5,76% nel Regno Unito. Questa diversificazione riduce i rischi e consente un accesso rapido al metallo in caso di necessità, limitando i costi e i tempi di trasporto.
L’oro non è solo un bene prezioso per il valore intrinseco, ma ha caratteristiche fisico-chimiche uniche: è duttile, malleabile e resistente alla corrosione, il che lo rende adatto a una conservazione a lungo termine. Dal punto di vista finanziario, rappresenta un efficace strumento di protezione. Nei periodi di incertezza economica o crisi finanziarie, il prezzo dell’oro tende a salire, offrendo una copertura naturale contro rischi percepiti come elevati. Inoltre, diversamente dalle valute fiduciarie, il suo valore non dipende dalla solvibilità di governi o banche centrali, conferendo maggiore sicurezza agli Stati detentori.
In scenari di inflazione o turbolenze valutarie, l’oro può essere utilizzato dalle banche centrali per sostenere la propria moneta, fungendo da garanzia per prestiti o, se necessario, venduto per acquisire valuta nazionale. Una consistente riserva aurea aumenta quindi la capacità di azione di una banca centrale nel preservare la fiducia nel sistema finanziario.