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Risiko bancario: governo studia MPS e Banco BPM

Non accenna a placarsi il risiko bancario. Dopo anni di interventi pubblici e operazioni di mercato, l’esecutivo guidato da Giorgia Meloni si prepara a mantenere — almeno per ora — la sua quota residua del 4,9% in Monte dei Paschi di Siena, lo storico istituto senese salvato nel 2017 grazie a un maxi intervento statale.

La permanenza temporanea dello Stato nel capitale non è però il cuore della strategia. Anzi, Roma guarda già oltre: secondo fonti vicine al dossier, citate da Reuters, il vero obiettivo è ridurre ulteriormente il proprio coinvolgimento attraverso una nuova fusione, nella quale il partner preferito sarebbe il Banco BPM.

Il peso della storia: MPS tra bailout e rilancio

La situazione di Monte dei Paschi è ben nota ai mercati. Dopo il salvataggio del 2017, lo Stato si è ritrovato con il 68% dell’istituto, una partecipazione che Bruxelles ha imposto di ridurre progressivamente. Negli ultimi due anni, attraverso diverse operazioni di mercato e — più recentemente — l’acquisizione di Mediobanca da parte di MPS, Roma è scesa sotto la soglia del 5%, tecnicamente sufficiente per rispettare gli impegni con la Commissione Europea.

Tuttavia, la riduzione non sembra bastare: il vero traguardo è una completa uscita dal capitale, possibile solo se MPS entrerà in un nuovo grande polo bancario.

L’acquisizione di Mediobanca, pagata in parte con nuove azioni, ha comportato una diluizione per gli azionisti MPS. Ora la banca è concentrata sull’integrazione della nuova realtà, un processo complesso che — fanno notare le fonti Reuters — richiederà tempo e risorse manageriali.

Solo dopo questa fase, il Tesoro potrebbe sostenere ufficialmente un nuovo progetto di fusione. Ma il nome che circola con maggiore insistenza è già chiaro: Banco BPM.

Perché Banco BPM è il partner preferito

Da anni il Tesoro vede MPS e BPM come due tasselli complementari per creare una grande banca nazionale radicata nei principali distretti produttivi del Paese.

BPM, dal canto suo, non ha nascosto di considerare MPS una delle due possibili opzioni di consolidamento. L’altra è Crédit Agricole, che negli ultimi anni ha rafforzato in modo significativo la propria presenza in Italia, arrivando al 20,1% del capitale proprio di Banco BPM.

Tuttavia, anche questa strada presenta criticità. Un’operazione italo-francese richiederebbe un complesso equilibrio tra le esigenze degli azionisti BPM e quelle del gruppo d’Oltralpe. Secondo ulteriori fonti citate da Reuters, la struttura dell’accordo non sarebbe affatto semplice, e anche l’eventuale via libera del governo italiano sarebbe tutt’altro che scontato.

Roma, infatti, potrebbe attivare i cosiddetti “poteri speciali”, le golden powers che consentono allo Stato di mettere condizioni su operazioni riguardanti asset strategici, settore bancario compreso. Tuttavia, come riportato dalle fonti Reuters, il governo non avrebbe una base legale per bloccare un’operazione con Crédit Agricole qualora fosse ritenuta conforme alle normative.

La variabile UniCredit e il nuovo equilibrio nel settore

Il quadro si complica ulteriormente ricordando che l’anno scorso UniCredit aveva tentato di entrare in scena con un’offerta su BPM, di fatto mandando all’aria l’ipotesi di matrimonio tra MPS e Banco BPM.

L’offerta si è poi dissolta, ma il segnale lanciato al mercato è chiaro: la fase di consolidamento del settore bancario italiano è ben lontana dall’essere conclusa. Non a caso, lo stesso amministratore delegato di MPS, Luigi Lovaglio, ha ribadito più volte che un nuovo ciclo di fusioni potrebbe prendere forma tra pochi anni, dopo l’attuale ondata di operazioni straordinarie.

Le priorità immediate di MPS: oltre le fusioni

In attesa di capire con chi si legherà il suo futuro, MPS deve completare l’integrazione di Mediobanca e rafforzare alcune partnership commerciali considerate cruciali. Tra queste spicca quella con Anima, il gestore di fondi partecipato proprio da Banco BPM, che rappresenta un nodo strategico per la banca senese.

Parallelamente, Crédit Agricole ha iniziato a muoversi in maniera strutturata sul mercato italiano, lavorando con consulenti e dialogando con il governo per definire un potenziale perimetro di fusione della propria filiale con BPM, come riportato in precedenza da Reuters.

Il governo, pur non potendo imporre direttamente la propria preferenza, continua a indicare come soluzione ottimale un polo MPS-BPM. Una fusione che completerebbe la lunga stagione del rilancio di MPS e permetterebbe allo Stato di ridurre ulteriormente — e forse definitivamente — la propria partecipazione nel capitale della banca più antica del mondo.